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Camorra, i morti “per sbaglio” e il silenzio dell’Italia

Roberto Saviano ha ragione: che Paese è questo, dove nulla si muove dopo che un ragazzo – l’ennesimo- è stato ucciso, per sbaglio dalla camorra? Il silenzio intorno alla morte di Lino Romano, il giovane assassinato per errore a Marianella nel napoletano dai killer dei clan, significa liquidarla come una fatalità. Come una brutta malattia o un incidente d’auto. Come fosse una di quelle cose terribili, ma che purtroppo posso accadere. E contro cui nessuno può nulla. NO! Non può essere così. Il silenzio intorno alla morte di Lino è la rassegnazione verso zone del Paese, date per spacciate. Un ragazzo viene ucciso, così, senza una ragione, mentre va a salutare la ragazza e l’Italia intera non urla la sua protesta? E il Governo non è lì, in prima fila, a metterci la faccia? E non solo per annunciare e garantire che i responsabili saranno presi. Ma per far sentire che quello che succede a Cardito, com’era stato prima per Silvana Fucito, Annalisa Durante a Napoli o per tanti altri nomi ancora nella sterminata periferia alla falde del Vesuvio- è grave come se lo stesso fosse successo a Milano, a Bologna o a Roma. Altrimenti, queste terre saranno sempre più perdute. E i bosse ne saranno sempre più consapevoli. E sempre più convinti di poter fare tutto.

Anche l’informazione ha le sue- forti- responsabilità, in questa vicenda. La morte di Lino è finita, confusa, stritolata tra tanti altri titoli. Come un “normale” fatto di cronaca nera. Ma fermiamoci, pensiamo: è come se qualcuno di noi uscisse la sera, per andare ad un aperitivo, ad una cena, a salutare amici e all’improvviso, pochi secondi dopo, morisse per strada, in un lago di sangue e senza un perché. Torno a dire, se fosse successo a Milano che reazione ci sarebbe stata?

Cardito – paesone della periferia partenopea – è attraversato dalle trame di tanti clan, è vero. Ma c’è tantissima gente per bene, normale. Io conosco molte persone. E tutte loro hanno lo stesso diritto di sentirsi sicuri, quando escono per strada, che ho io- quando torno tardi a casa, nel centro di Milano.

Eppure, già so che non è così. E così non sarà mai. L’ho capito, quando dei ragazzini- neanche maggiorenni di Scampia-  mi raccontavano il loro sforzo di vita normale. E aggiungevano che “se poi si fossero trovati in mezzo ad una sparatoria, beh..sarà stato il destino”.