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Cinque Terre, ricostruzione e paura un anno dopo l’alluvione

Monte Rosso– Un anno dopo, l’ alluvione è anche una foto. Appesa ai muri, insieme ai souvenir. Un anno dopo, l’alluvione è una linea marrone – alta, sulle pareti della Chiesa. Un anno dopo l’alluvione che uccise 12 persone tra spezzino e Lunigiana, ricostruzione e paura camminano insieme, tra le strade colorate delle Cinque Terre. Perché, “se è vero che laddove c’erano colline di fango ora sono tornati i tavolini dei ristoranti e i negozi per turisti, “restano 60 frane aperte e nessun nuovo finanziamento, per rimetterle in sicurezza”, denuncia il sindaco di Monte Rosso, Angelo Betta. Per 40 milioni di danni, loro per ora ne hanno avuti solo poco più di due. Eppure, il paese sembra irriconoscibile, a ripensare ai fortogrammi di quel pomeriggio del 25 ottobre. Ora via Roma, che un anno fa era un unico fiume di fango, ora è lastricata di legno, per poter intervenire velocemente. E controllare- sempre- l’acqua del canale, che scorre al di sotto. Ora quelle stanze che la furia dell’acqua e della terra aveva invaso con tutto ciò che sradicava- ora sono tornate ad essere negozi, caffé, ristoranti. Ora l’Hotel Margherita, che in poche ore si era trasformato in un pezzo di montagna, ora è di nuovo lucido. E aperto ai turisti. Comprese le due coppie di australiani, che l’anno scorso avevano lì vissuto l’alluvione e quest’anno sono tornati.
Ora, anche se un velo di malinconia copre lo scintillio di questi paesaggi – come soffi di quella terra non ancora del tutto svanita un anno dopo, Monte Rosso è di nuovo la perla delle Cinque Terre, per tutti i turisti che si godono il sole di fine autunno. Come anche a Vernazza. Ma la fragilità della terra resta alle spalle di questi piccoli borghi, così ogni volta che il cielo si annuvola, qui la gente trattiene il fiato. Spaventata. Come due settimane fa, quando per l’allerta meteo il Comune rimase aperto anche di notte. Come a Vernazza. Qui, la gente trattiene il fiato, perché sa che “solo il 20 o il 30% dei terreni sono curati e i muretti a secco conservati”, calcola Sebastiano, che nel viso e nelle mani mostra i segni di questa bella terra che lavora ogni giorno.
Ora dopo la frana anche sulla via dell’Amore- di qualche settimana fa- anche qui sono stati chiusi dei sentieri, quelli più bassi sul mare. Per paura e precauzione. Ma questo è un altro colpo per il turismo, lamentano gli albergatori, che non sanno cosa rispondere ai tanti- arrivati da tutte le parti del mondo, per camminare su questi percorsi unici.
Tra paure, polemiche e dolori; tra ricostruzione e paura il 25 le Cinque Terre si preparano a rendere omaggio alle vittime della loro ultima alluvione.