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“Nel nome dello Zio”. E della camorra

La pelle bruciata, dalle troppe lampade. Il petto depilato. E un sopracciglio, che doveva essere a “gabbiano”, ma che invece non spicca il volo.
E’ illuminato dalla luce blu della televisione – o forse ancor di più dalle lampade Uva dei centri abbronzanti –  il romanzo che racconta la camorra, divertendo. Che fa incontrare boss e uappi nei segreti delle loro stanze private. Quando il ruolo di ciascuno, all’interno de o’ Sistema può anche non essere recitato. E prendono il sopravvento passioni. O debolezze. Come quella dello Zio, l’innominabile capo dei capi della camorra dei Quartieri Spagnoli, per il Grande Fratello. E come in ogni clan che si rispetti, tutto non può quindi che avvenire “Nel nome dello zio”, titolo del romanzo di Stefano Piedimonte (Guanda, 249 pagine, 16 euro).
Quando il grande occhio catodico si accende, tutto si ferma. E tutto diventa secondario. Anche i meeting con altri boss. Alla luce di quel riflesso blu,  si decidono affari e allenanze; nuovi uappi ricevono l’investitura e profondi tradimenti si consumano. Così, quando ad un certo punto lo zio è costretto ad allontanarsi dal suo territorio – Alberto ‘o Malamente, Germano Spic e Span, Sandruccio la Zitella, Pasquale Bruciulì e Biagio ‘o Femminiello- i cinque mostri, i suoi fedelissimi – non hanno dubbi su come fare, per fargli ricevere i loro messaggi. Come è già successo nella realtà, la televisione diventa così un veicolo della camorra.
Stefano Piedimonte, collega del Corriere del Mezzogiorno, ci fa incontrare i uappi dei Quartieri Spagnoli, proprio come quei vicini di casa di cui si conosce tutto. Le cronache giudiziarie – i fatti vari, le inchieste – restano sullo sfondo di quest’affresco, che vibra della musica dei neomelodici e del rombo dei motorini, che sfrecciano davanti ai bassi. Pagina dopo pagina, incontri le stesse facce che vedresti, in certe zone di Napoli. Riconosci i movimenti, il look. E col sorriso sulle labbra, entri nelle dinamiche della camorra, insieme alla piroette di Antony. Che nella y finale del suo nome chiude l’aspirazione di un mondo diverso.