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“Se muio, sopravvivimi”: storia di una madre e di un’inchiesta

Una donna, che si ribella alle regole del clan. L’ onore infranto, da vendicare. E una morte – ancora tutta da chiarire – 30 anni dopo.  Quella di Rosalia Pipitone è la storia di una giovane madre, che non voleva più essere la figlia di un mafioso. Che provò a fare la sua vita, con l’ uomo che scelse e col figlio che ebbero. Ma che pagò con la morte la disobbedienza alle regole della casa.

Ora, 30 anni dopo una nuova inchiesta cerca di ricostruire davvero chi e perché volle la fine di quella ragazza, ufficialmente uccisa per sbaglio durante una rapina, il 23 settembre del 1983. E ufficialmente, un suicidio fu pure la morte del suo amico del cuore, gettato dal quarto piano di un palazzo poche ore dopo. Ma dopo due processi, la Procura di Palermo riapre le indagini. Grazie alle nuove rivelazioni del pentito, Angelo Fontana. E anche grazie alla caparbietà del figlio, Alessio Cordaro, tradotta in un libro, scritto insieme a Salvo Palazzolo, giornalista di Repubblica.

“Se muio, sopravvivimi”. E’ il primo verso di una bellissima poesia di Pablo Neruda. Ed è il testamento spirituale che Lia Pipitone consegna al figlio, Alessio, che l’ha “naturalmente” – spiega, voluto come titolo del libro (Melampo, 174 pagine, 15 euro) . Un libro, che è la storia di una ragazza, che in quell’estate di trenta anni fa fu l’85 esimo omicidio di Palermo. Voluto- o quanto meno accettato – dal suo stesso padre, Antonino Pipitone che insieme al cognato Tommaso Cannella, consigliori di Bernardo Provenzano, era allora il braccio esecutivo del sacco della città. Le ville liberty venivano abbattute, come le giovani donne.  Mentre in vicolo Pipitone crescevano arance, ma anche spietati killer.

Non è stato facile per Alessio raccontare questa storia. Indagare nei silenzi e nelle colpe della sua stessa famiglia. Parlare del nonno. E fare accettare poi il suo libro. Ma l’ha fatto, per dimostrare alla madre di essere sopravvissuto. E perché la sua storia venga riletta, per quello che è stato: una drammatica storia di mafia e di onore.  Vedremo se la riapertura dell’inchiesta farà uscire dal buio una delle tante lapidi nascoste di Palermo.

Sabato, 8.30, Radio 24 – A Ciascuno Il Suo, con Alessio Cordaro

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