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Nella casa dell’ex re del narcotraffico

Aveva voluto il giardino pensile, u Massune, Giuseppe Ferraro, il re del narcotraffico a Milano. E l’ulivo ora è ancora lì. Ora che lui è in carcere, la casa è stata confiscata e i marmi – con le iniziali iscritte – non ospitano più summit di ‘ndrangheta, ma anziani in attesa di abitazione. La Casa alloggio del Comune in viale Jenner 31, trafficata periferia milanese – è uno degli 863 beni tolti alle mafie in Lombardia ed una delle tappe del primo festival dei beni confiscati, voluto dal Comune di Milano, insieme a Libera e all’Agenzia dei Beni Confiscati.

Porte aperte per tre giorni – da venerdì 9 a domenica 11 novembre – in 19 luoghi strappati alle cosche e restituiti alla società civile, come sedi di associazioni benefiche o culturali. Sono nel centro, come nella periferia di una città che inchiesta dopo inchiesta ha ormai la consapevolezza di aver a lungo nutrito, in silenzio, soprattutto gli interessi della ‘ndrangheta. Così, come una rivincita, si inaugura la discoteca all’Ortomercato, chiusa dopo la relazione antimafia; o quel centro sportivo Iseo, dato alle fiamme. Ed è una rivincita della legalità pure aiutare anziani, in quella stessa casa dove il referente della cosca Pesce e Bellocco pianificava il traffico della cocaina, da importare dal sud America. Proprio come i marmi dei suoi bagni, fatti arrivare dal Brasile.

Il passato e il presente di quest’appartamento convivono sulle pareti, come la bacheca con la lista della spesa, appesa accanto al camino in marmo rosa. O come gli oggetti di un normale sgabuzzino, insieme a quel che resta di un complesso sistema di video-sorveglianza, che permetteva attraverso una telecamera nascosta in una finta porta, di controllare chiunque passasse.

Ora – invece- la gente suona al citofono, per chiedere di venire a visitare l’appartamento, tappa del festival. 476 gli immobili tolti alle cosche solo a Milano, prova plastica di quanto e come i boss – soprattuto di ndrangheta- fossero entrati nelle viscere della città.

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