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Una festa nazionale per i beni confiscati alle mafie

La rivincita della società, che si riprende i luoghi della mafia. E il rilancio della politica: una festa nazionale, per i beni confiscati.

Si chiude con la prospettiva di un nuovo e più ampio appuntamento il primo festival dei beni tolti alle mafie, a Milano.  Sono stati tre giorni di scoperta. Di luoghi, di iniziative e di persone. Tre giorni di incontri, con chi l’antimafia la metta in pratica con piccoli ma concreti gesti, in un campo di calcio, come dietro uno strumento musicale. Ho partecipato a dibattiti, visto la proiezione di documentari, ascoltato piece teatrali. E incrociato gli sguardi e le domande dei tantissimi –  giovani e non solo- che hanno riempito le stanze degli incontri. Scoprendo – come la sottoscritta, ad esempio – di avere vicinissimo a casa propria uno dei 400 beni, tolti alle mafie.

La rivincita della città, che si riprende con le squadre dei bambini il centro sportivo Iseo, vandalizzato e bruciato; o che fa risuonare parole di memoria e di coraggio, nella discoteca dell’Ortomercato, chiusa per infiltrazioni.

Il monologo di Giulio Cavalli, sul delitto Ambrosoli, poi sulle infiltrazioni a cento passi dal Duomo o sull’omicidio di Lea Garofalo, si diffondeva tra le pareti rosse, dove una palla luccicante e grandi specchi richiamavano invece le baldorie degli anni ’80. Tutto sembrava così stridente. E anche questa – forse- è una rivincita. Ora, che in quel luogo considerato dalla Commissione antimafia crocevia degli affari dei clan, c’è lo slogan del festival: “La mafia non esiste. Firmato la mafia”.


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