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Quando le notizie non piacciono alle toghe

Un’ inchiesta delicata, uno scontro tra magistrati. La notizia finisce sul giornale e i pm fanno perquisire il giornalista.

Ogni volta che invocano l’ “autonomia e l’indipendenza” della loro categoria, i magistrati forse dovrebbero anche chiedersi  se loro rispettano quella altrui. La funzione della magistratura, infatti-  esattamente come quella stampa- è e deve essere garantita dalla Costituzione. E un pò di coerenza da parte di chi giustamente reclama questa tutela sarebbe molto gradita.

Questi i fatti. Ai pm di Bari, Francesco Bretone e Desirèe Digeronimo non è piaciuta l’assoluzione per il governatore della Puglia, Nichi Vendola. E in una lettera muovono pesanti accuse al giudice per l’udienza preliminare che ha fatto cadere l’accusa di abuso d’ufficio per il presidente. La lettera finisce su Repubblica Bari. I pm sporgono subito denuncia e poche ore dopo, la Procura di Lecce (competente ad indagre su fatti che riguardano i colleghi baresi) aveva già disposto una perquisizione nella casa e nella redazione del collega che aveva scritto il pezzo, Giuliano Foschini. Questa è una perquisizione “diversa” da quelle (mai piacevoli) ordinate non di rado, dopo l’uscita di certe notizie. In questo caso, però, non si tratta della rivelazione di inchieste ancora coperte da segreto, ma della pubblicazione di un pezzo che porta a galla veleni tra magistrati.  Una perquisizione arrivata nelle stesse ore in cui nel segreto dell’urna i parlamentari tornavano a votare per il carcere ai giornalisti.

La mia non è una difesa della “categoria” o solo del singolo collega, che ho conosciuto (poco), ma apprezzo molto per il suo lavoro. Questa notizia mi ha fatto arrabbiare pensando a tutte le volte che i magistrati invocano – giustamente! – la difesa dell’indipendenza e dell’autonomia. Perquisire un giornalista non va a minare esattamente queste prerogative di chi svolge un altro difficile e delicato mestiere? Pensateci, signori giudici.

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