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Soldi falsi, armi vere, zone grigie del sequestro Spinelli

Quando ieri sera ho saputo che nelle cassette di sicurezza, erano stati trovati solo soldi falsi sono tornata sulla domanda che fin dalle prime ore della mattina mi ripetevo: chi sono questi sei, tre italiani e tre albanesi, che organizzano un sequestro (con tutti i suoi rischi e le conseguenze) e per di più di un personaggio così, mescolando vecchie storie giudiziarie a liti politiche? Come i soldi falsi, la “cartaccia”, con quelli presumibilmente veri- che ancora non sono stati trovati? Sono pregiudicati, è vero; sono pericolosi, il capo banda Francesco Leone ha già precendenti anche per sequestro, ma comunque c’è qualcosa- molto- che non torna. Ed è sempre più evidente che nel buio che ancora avvolge questa storia si intravedono altri scenari. Di nuovi ricatti. Ma di che tipo?

Ad Arcore, la vicenda viene presa molto sul serio da subito, se è vero che immediatamente Silvio Berlusconi suggerisce al ragioniere Spinelli di andare in una località protetta – come racconta lo stesso tesoriere a verbale. E lui stesso gliel’avrebbe suggerita. Ma qualcosa non torna anche nella stessa versione di Spinaus, come le Olgettine chiamavano l’uomo che apriva i cordoni della borsa. A quanto ricostruisce l’avvocato Ghedini, Spinelli non racconta subito – dopo la liberazione – cosa gli fosse successo, anzi cerca di convincere l’avvocato a pagare qualcosa (5 milioni), per quel dossier. Solo dopo, solo nel pomeriggio Spinelli parla del sequestro, degli atti, delle violenze. Solo diverse ore dopo. Solo paura? Anche se erano “in casa”?Spinelli, Berlusconi e avvocati? Non torna questa storia, no. Come la composizione di questa banda- a tratti inverosimile, come le scarpette rosse del capo.