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La ‘ndrangheta entra nei call center

Ora la ndrangheta risponde al centralino e cita pure Enrico Cuccia.
Hanno impiegato meno di un anno i boss di Rosarno, per scalare una delle principali aziende di call center, la Blue Call di Cernusco nel milanese. Un anno finito, con la disperazione degli imprenditori che troppo tardi, si rendono conto che  “non c’è via d’uscita. Questi – registrano le intercettazioni – ti vogliono portare via il lavoro di una vita”. Eppure al clan dei Bellocco, erano stati gli stessi titolari a rivolgersi, attraverso un commercialista, per questioni di crediti e debiti. Pensando di poterli liquidare presto. E invece erano diventati loro i veri padroni. Con la forza delle minacce, più che delle quote. “Perché poi le azioni a volte non si contano, ma si pesano. E noi pesiamo”, sentenzia un boss – citando il fondatore di Mediobanca. “Ho venduto l’altro call center – confida un altro imprenditore – perché proprio la ‘ndrangheta mi ha minaciato. Me li sono trovati a casa e ho detto basta”.
Eppure, nella regione più ricca d’Italia– dove però la “‘ndrangheta si è stabilizzata e ha rapporti con imprese e politica”, avverte il procuratore aggiunto reggino, Michele Prestipino,– “l’infiltrazione è gradita, perché assicura protezione da attacchi esterni”, scrive il gip Giuseppe Gennari, che nell’ordinanza ricorda però come una volta entrato il virus mafioso, l’azienda in realtà “diventi uno zombie, controllato da fuori”.
Ora, la ex Blue Call (poi divisa nei due rami, Future srl e Alveberg srl) è stata sequestrata- e “sarà gestita al meglio dallo Stato”, rassicura il procuratore aggiunto Ilda Boccassini: “Non possiamo permetterci che in tempi di crisi, 600 operai restino per strada”.
Un impegno importante, visto che- purtroppo – come abbiamo più volte denunciato in “A Ciascuno Il Suo” – solo pochissime aziende tolte ai clan e controllate dallo Stato poi sopravvivono.