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Calabria, dove neanche i morti hanno pace

Ci sono vite, che non trovano riposo, neanche quando finiscono. Ci sono terre, dove la pace non è concessa neppure ai morti. E nell’ingordigia dell’arricchimento, naufraga ogni umana pietas.
Capita così che in Calabria, a Rossano, i corpi straziati di sei braccianti – travolti da un treno a conclusione di una dura giornata nei campi — debbano subire pure l’onta di essere contesi dalle pompe funebri.
“Quelli sono tutti miei”, urla uno; “sono stato avvisato io per primo”; “facciamo uno a testa”, suggerisce un altro; mentre l’ultimo va in escandescenza: “questa è roba nostra, non vogliamo altra gente di fuori”,  rivendicando con lessico mafioso la gestione dell’affare. Una lite, che finisce tra insulti, spintoni. Con una barella, scaraventata a terra. Insieme al corpo che trasportava. E davanti allo sguardo straziato dei parenti. “Vergognatevi, sono uomini, non cani”. “C’è il mio sangue”, “i romeni sono venuti qui per lavorare”.
Una rissa tra pompe funebri (qui l’audio), che su un binario troppo dimenticato da tutti, manda in frantumi ogni umano rispetto. Oltre all’ illusione di chi era venuto in Italia in cerca di una vita migliore.

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