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Mafia, tra cronaca e rappresentazione

Courmayeur- Come si racconta la mafia? C’è la cronaca, sulla stampa o in radio. Ci sono i tanti saggi. Ma poi c’è la narrativa e soprattutto c’è tantissimo cinema. E tv. Ma come si racconta la mafia e l’antimafia, per evitare agiografie, rispettare la complessità dei fatti e dei personaggi e adeguarla alle evidenze? Senza stereotipi o eccessive semplificazioni? Perché l’eroe è solo quello che muore; e i protagonisti che funzionano sono solo i cattivi? Quanti danni può fare un’informazione, incapace di rappresentare l’effettiva pluralità di prospettive?  “La notte che Bernardo Provenzano fu catturato, la tv di Stato per tutta una serata in trasmissione riprese la stalla, vicino alla casa- sequestrata – del capo dei capi di Cosa Nostra- e che effetto possono aver provocato quelle immagini di fieno e povertà?”

Ricorda questo episodio il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, per mettere in guardia dalle conseguenze che un certo tipo di iconografia può avere. Anche per quelle immagini, per molti, Provenzano è soprattutto il boss della cicoria e della vita bucolica e non della rete di appoggi con medici, commercialisti, professori che hanno puntellato ed assicurato il suo potere. Ma quanto funzionano di più certe immagini- anche stereotipate- al posto delle riproduzioni più autentiche? Si saprebbe ad esempio rappresentare al cinema o in tv la trattativa (o se ne avrebbe la possibilità e il coraggio?, chiede Andrea Purgatori) o le storie quotidiane di sottomissioni e di ribellioni degli imprenditori alle regole mafiose? “Bisogna anche avere il coraggio delle cose noiose”, commenta Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria. Davanti alle vette- cariche di neve di Courmayeur- si discute di mafia e rappresentazione, al noir festival e gli spunti sono moltissimi. Come le contraddizioni o le provocazioni. “Si fa fatica a rappresentare la mafia, perché è complessa”, è il punto di partenza di Salvatore Lupo,  noto professore e storico di associazioni mafiose. O si arriva alla contraddizione di “telefilm o film che portano sullo schermo l’antimafia, ma pagano il pizzo per girare o prendono gli uomini imposti dai boss, mentre raccontano la vita di Giovanni Falcone”, ricorda Lirio Abbate, inviato dell’Espresso, citando arresti a Palermo. A marzo, invece, uscirà il film di Pif, ex iena, tutto dichiaratamente pizzo-free. Con tutte le complessità del caso.

Eppure, talvolta succede che sono proprio quegli attori che danno i tratti a investigatori, poliziotti e commissari delle varie squadre antimafia del piccolo schermo a diventare per i più giovani caso mai gli interlocutori prediletti della lotta alla mafia vera. Pur essendo attori.

Il tema è di quelli davvero appassionanti, dove realtà e finzione si mescolano, come in un’opera di Pirandello. Non a caso più volte evocato. E al ritorno a Milano, ci tornerò anch io nella mia rubrica del sabato su Radio 24 – A Ciascuno Il Suo – (non a caso, omaggio a Leonardo Sciascia). E mi farete sapere cosa ne pensate di fiction, film e romazi sugli eroi dell’antimafia o i grandi boss.