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Ndrangheta, la Cassazione annulla la sentenza Infinito. Per colpa di una stampante

Per colpa di una stampante, in fumo la prima sentenza del maxiprocesso alla ndrangheta del Nord. La Cassazione annulla – per vizio di forma – il deposito delle motivazioni del primo processo milanese alle cosche della Lombardia: 110 condanne e 9 assoluzioni, nel primo troncone dell’operazione Infinito, quel maxiblitz che ricordò alla regione più ricca d’Italia quanto profonda fosse la presenza dei boss al suo interno.
Accogliendo il ricorso di uno dei difensori, la Suprema Corte ha infatti annullato quelle motivazioni del verdetto di primo grado, scritte dal giudice Roberto Arnaldi nel dibattimento in rito immediato. Motivazioni che furono depositate in due momenti: prima il venerdì- fino a pagine 752, ma complete, tutte e 900, solo il lunedì. Per un problema con la stampante- recitano gli atti. Il giudice aveva diviso il suo elaborato in 30 file, ma non tutti furono messi su carta. Gli imputati restano però in carcere, perché la Cassazione non ha disposto la scarcerazione. E la parola ora passa alla Corte d’Appello, davanti alla quale gli avvocati si preparano a sollevare la nullità del verdetto di primo grado. E se per caso i giudici ora stabilissero che per loro quella mancanza nelle motivazioni sia motivo di nullità, non potrebbero che restituire gli atti al Tribunale. E si ricomincerebbe da capo. Con buona sorte della principale operazione sulla ndrangheta al Nord. E tutto per una stampante. Ma anche- fatemelo dire- di chi non ha controllato.

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