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A Ciascuno Il Suo, i segreti di Bruno Contrada

La voce stanca. Il corpo provato. Bruno Contrada è un uomo che ha combattuto fino in fondo la sua lunga battaglia. E l’ha persa.
Molti dei segreti della sua vicenda giudiziaria hanno fatto la storia di questo Paese.  Mescolandosi con le ombre delle pagine più cupe, attraversate da despitaggi; pentiti- veri e falsi ; rivelazioni, poi smentite. E misteri, tutt’ora da chiarire.
Dai vertici dei servizi segreti, la storia e la vita di Bruno Contrada è stata catapultata la vigilia di Natale di 21 anni fa, in una lunga odissea giudiziaria, di condanne, assoluzioni, nuovi processi e altrettanti verdetti. Fino a quello definitivo: 10 anni di carcere, per concorso in associazione mafiosa. Da poco, colui che era il numero tre del Sisde è di nuovo un uomo libero. Che rinvendica con forza l’ estraneità a ciò per cui è stato condannato.  Anche se ora- quando l’avvocato gli propone un nuovo tentativo di revisione del processo, dopo quello bocciato — quest’uomo ultraottentenne gli risponde: “Io non sono Lazzaro. E tu non sei Gesù”.
La sua Resurrezione, in un certo senso, ora Contrada la cerca nell’opporre la sua versione alle accuse che l’hanno portato in carcere o alle ombre che l’hanno avvolto, in più casi.
Per questo, ha scritto “La mia prigione. Storia vera di un poliziotto a Palermo” (Marsilio), insieme a Letizia Leviti. E per questo, ha ancora voglia di tornare su fatti lontani più di due decenni, ma che sono ancora aperti sul tavolo dei magistrati. Ogni dettaglio, ogni data e ogni particolare è ben scolpito nella memoria di questo vecchio “sbirro” d’altri tempi, passato dagli incarichi per la Presidenza del Consiglio alle sbarre di un carcere.
Il caso Contrada domani in “A Ciascuno Il Suo”, 8.30 su Radio 24.  twitter, @rafcalandra

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