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Grandi Rischi, “non è processo alla scienza”

“Le loro rassicurazioni avevano indotto gli aquilani a restare in casa. E invece si sarebbero potute salvare molte vite”, quella notte del 6 aprile del 2009.
Il gudice Marco Billi accusa di affermazioni “approssimative, generiche ed inefficaci” i membri della Commissioni Grandi Rischi, tutti scienziati insieme al vicedirettore della Protezione civile, già condannati a sei anni con aspre polemiche successive, culminate in dimissione di massa. Solo una settimana prima  quel terribile terremoto, che rase al suolo L’ Aquila e uccise 309 persone, loro- gli esperti, da Franco Barberi a Enzo Boschi a De Bernardinis – in una riunione, avevano tranquillizzato la popolazione sulla possibilità dell’ arrivo di una scossa forte. Ma in quelle parole – scrive ora il giudice nelle motivazioni della sentenza – ci fu una “mancata analisi del rischio”. Specifica il Tribunale, che questo “non è un processo alla scienza” – accusa dibattuta e proiettata da tutto il mondo sui magistrati abruzzesi. “Il compito degli imputati – precisa il giudice – “non era quello profetizzare il terremoto”,  ma “più realisticamente – si legge –  procedere alla previsione e prevenzione del rischio”’. In sostanza, sintetizza il giudice, come non è possibile prevedere “scientificamente un fenomeno naturale di questa portata”, così questo non può essere evitato. E di questa possibilità- insomma- gli scienziati dovevano informare la gente.  Invece di rassicurarli.