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Reggio Calabria, un anno senza procuratore

Reggio Calabria – Tra pochi giorni, sarà ormai un anno. Ma questo per Roma non sembra un problema.
Il 5 marzo saranno passati 365 giorni, da quando Giuseppe Pignatone ha lasciato la guida della Procura di Reggio Calabria, per andare a dirigere quella romana. E in dodici mesi, ancora alcuna intesa né decisione è stata raggiunta al Consiglio Superiore della Magistratura su chi dovrà prendere il suo posto. A dicembre, avevano assicurato a gennaio. Ma pure il primo mese dell’anno è passato. Anche il capo dello Stato ha sollecitato questa – come le altre delicate nomine tuttora pendenti, in uffici particolarmente delicati e sensibili. Ma neanche il richiamo del presidente Napolitano sembra aver dato un’immediata accelerazione. Come se Reggio Calabria fosse una città come tutte le altre e non la vera trincea ora per chi lotta contro la mafia. Cinque i candidati per quella carica, a cominciare da Michele Prestipino, il procuratore aggiunto arrivato dalla Sicilia (dopo la cattura del superboss Provenzano) con Pignatone, insieme al quale hanno dato una scossa profondissima alle indagini sulle cosche, lungo l’asse Reggio-Milano; poi c’è Federico Cafiero De Raho, lunga esperienza all’antimafia napoletana nella lotta soprattutto ai casalesi; e ancora Nicola Gratteri, calabrese anche di nascita, da sempre a Reggio Calabria, ora come procuratore aggiunto; e infine il procuratore di Caltagirone, Francesco Paolo Giordano e quello di Catanzaro, Vincenzo Lombardo. Sono stati tutti ascolti a Palazzo dei Marescialli da tempo.
Le nomine nella magistratura sono sempre un puzzle complesso, perché una tessera porta dietro le altre (tra quelle da coprire c’è anche il nuovo procuratore nazionale antimafia, dopo le dimissioni di Pietro Grasso, impegnato in politica); ed è anche vero che la scelta diventa tanto più difficile, quanto più importante e delicato è il ruolo. Non si può però lasciare una città come Reggio Calabria senza una guida effettiva e non solo temporanea. Non se si ha la consapevolezza di cosa significhi quella città e la difficoltà del lavoro (e della vita) dei magistrati, nei loro uffici-bunker. Non si può far passare un anno e poi fare proclami sulla lotta alla mafia. Si valuti per il bene della città. E si scelga al più presto

*Sono stata un pò latitante dal blog- scusatemi. Un pò per i mille fronti d’inchiesta a cui sono stata dietro – come forse avrete ascoltato su Radio 24 o visto sulla pagina facebook Storiacce; e un pò perché i cambiamenti tecnici per l’introduzione del nuovo sito di Radio24 (che vi invito a visitare, anche per riascoltare le puntate di A Ciascuno Il Suo)  avevano messo fuori uso i blog per qualche giorno. Ora è tutto ok