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Dossier illegali, la versione di Cipriani: “eseguivo solo ordini”

“Una batosta”. L’espressione è tanto sintentica, quanto efficace. Un colpo, duro, anche perché forse inaspettato nelle sue dimensioni. Un colpo che ad Emanuele Cipriani l’ha inferto la Corte d’Assise di Milano, con la sentenza di primo grado nel processo sui dossier illegali Telecom: 5 anni e 6 mesi per l’ ex ‘investigatore privato, principale fornitore con la sua Polis d’Istinto della security Telecom-Pirelli dell’era Tavaroli. Condanne anche per altri 6 imputati, 5 prescrizioni e milionari risarcimenti per le persone, come per le società spiate. Risarcimenti da parte di 6 imputati su 7, insieme con Telecom e Pirelli, come responsabili civili. Ma allo stesso tempo, il risarcimento più alto- 10 milioni di euro – la Corte lo riconosce proprio al gruppo delle Telecomunicazioni, all’ epoca guidato da Marco Tronchetti Provera.

“Voglio capire quale danno possa aver avuto, essendo stata una mia committente”, protesta Cipriani – in quest’intervista con A Ciascuno Il Suo.

Quei dossier, per lo più suoi dossier, 4.287 sulle persone; 132 su altrettante società sono stati il cuore di una delle più complesse inchieste degli ultimi anni. Lui, Cipriani, è l’uomo dell’archivio Z, coi report su nomi della finanza, della politica, su calciatori, come su aziende o partiti. Un grande scandalo che subido dopo gli arresti portò nel 2006 il Parlamento in poche ore a varare in tutta fretta pure una legge con tanti vizi. Si temeva una Super Amanda, una serie di intercettazioni illegali.

Niente di tutto questo è stato invece scoperto, ma resta una massiccia operazione di dossieraggio. E un grande scandalo e una vicenda che 7 anni dopo è tutt’altro che conclusa. “Nessuno mi ha mai smentito su quello che avevo scritto in quei report o dichiarato”, ci tiene a precisare l’ex 007, passato ora alla ristorazione.  Ricostruisce come avveniva la formazione di un dossier (“io eseguivo solo gli ordini dei miei committenti”), ammette che talvolta si trattava di operazioni “aggressive, irregolari”, parla anche degli altri clienti per cui lavorava, come dell’amicizia che lo legava ad altri due protagonisti di questa storia, Giuliano Tavaroli, l’ex dominus della security, uscito dal processo dopo aver patteggiato; e Marco Mancini, l’ex numero tre del Sismi, ora condannato per il caso Abu Omar. “Un’amicia d’infanzia, ma ora non ci sentiamo più e questo è un grande dispiacere”, racconta.

Per la Procura, in realtà, sta proprio in questo rapporto di vecchia data l’origine di un’operazione di “salvataggio” tentata dagli imputati, cercando anche di spostare il focus del processo- ha detto il pm Stefano Civardi nella sua requisititoria- su Tronchetti Provera. “Bisognava mettere a fuoco un significativo bersaglio che consentisse di distrarre il pubblico dalla duplice miracolosa operazione: recupero dei soldi (circa 14 milioni) e liberazione di uno dei vertici del Sismi, Mancini”.

Una “storia di spie”, come la chiama il pm; di segreti e di notizie. Una storia che conta anche una vittima, Adamo Bove, la cui morte resta avvolta da fitti dubbi. Una storia giudiziaria tutt’altro che conclusa. In attesa delle motivazioni della Corte, e degli altri gradi di giudizio, altri rivoli restano aperti come il dibattimento a carico proprio dell’ex numero uno della Telecom per la vicenda del dvd con le notizie carpite in Brasile ad un agente della Kroll, la multinazionale dello spionaggio.

Una storia, questa, che trovate raccontata in molte puntate dell’epoca di A Ciascuno Il Suo/Storiacce