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Fimmine ribelli contro la ‘ndrangheta

L’indice attraversa il collo da una parte all’altra. Il fazzoletto nero intorno al viso resta immobile. La sentenza di morte è pronunciata, senza una parola. Da una madre per la figlia. Perché nelle terre di ‘ndrangheta, chi tradisce deve morire. Così è, da sempre. Eppure proprio in questa Calabria che nella sua lingua primigenia non conosce il futuro, sempre più “Fimmine Ribelli” affermano il diritto alla scelta. Una primavera silenziosa, per questo lembo d’ “Italia quaggiù”, troppo lontana da tutto e troppo a lungo rimossa. Considerata spesso perduta, ma invece salvata forse dalla determinazione femminile, come anche questi due saggi di due giornalisti, Lirio Abbate e Goffredo Buccini, lasciano sperare. (……)

Sulla Domenica del Sole24ore del 3 marzo – ho scritto di questi due libri, di due bravissimi colleghi, che affrontano un tema a me molto a cuore, come sanno gli ascoltatori di A Ciascuno Il Suo. Alle donne calabresi, alle loro storie di violenza subita in famiglie mafiose e di riscatto, ho dedicato diverse puntate. E ci tornerò ancora. Perché in questo sotterraneo movimento che sta contagiando più donne, c’è la radice di un cambiamento profondo. Si ribellano alle loro vite, a quei codici vetusti che le seppelliscono vive da generazioni: prima da bambine; poi da spose-bambine, quindi da giovanissime vedove bianche di mariti arrestati. Codici che le condannano alla morte, “come nell’Afghanistan dei talebani”, come scrive Lirio. Perché una donna che tradisce il marito- e con lui l’intero mondo – deve morire. Ma queste fimmine ribelli si riscoprono capaci di scegliere e di chiedere un cambiamento, per le loro vite- a volte aperte su mondi nuovi, anche grazie ai social network e alla scoperta di nuovi amori; e soprattutto per i figli, che vogliono sottrarre ad un destino prestabilito: l’arruolamento per il maschio, l’illusione della fuitina per la femmina.

E’ la forza profonda dei sentimenti a rendere questa silenziosa primavera calabrese tanto preziosa. Quanto delicata. E difficile. Come il processo che si sta celebrando per la cosca Pesce, a cui apparteneva Giusy, la principale collaboratrice di Giustizia. Il pm, Alessandra Cerreti, ha chiesto già secoli di carcere per i boss. Subito dopo Pasqua, è attesa la sentenza.

Ve ne parlerò, ma intanto vi segnalo – oltre alle puntate d’archivio di A Ciascuno Il Suo- questi due libri. Fimmine Ribelli, Lirio Abbate, Rizzoli, 216 pag, 17euro. e *L’Italia Quaggiù, Goffredo Buccini, Laterza, 127 pagine, 15euro.

*Martedì 5 febbraio, alle 18 la presentazione a Milano alla Feltrinelli di piazza Duomo con Ferruccio de Bortoli, Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasteraco, e Armando Spataro, alla Feltrinelli di pza Duom o.