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Pdl e la marcia sul potere giudiziario

E’ la marcia di una parte del potere legislativo contro quello giudiziario. La marcia dei parlamentari Pdl fin dentro il Palazzo di Giustizia di Milano.  A dispetto degli annunci della vigilia, esplode con una manifestazione senza precedenti –la rabbia anti toghe del partito del Cavaliere. Che  punta a chiamare in causa il capo dello Stato.
Succede così che mentre Silvio Berlusconi in ospedale è sottoposto alla seconda visita fiscale – disposta stavolta dai giudici del processo Ruby, dopo la richiesta di legittimo impedimento – i parlamentari Pdl lasciata la riunione alla Camera di Commercio  –marciano sul Tribunale. Tutti insieme, sulle gradinate del Piacentini intonano l’inno di Mameli. Poi, tutti insieme, entrano dentro il Palazzo simbolo dello scontro con la magistratura, fino all’aula- chiusa – del processo Ruby. E’ l’immagine di un potere che invade gli spazi dell’altro.  “Perché c’è un attacco alle istituzioni”, tuona il segretario Angelino Alfano. “Si vuole eliminare per via giudiziaria – si infuria – il leader politico più votato degli ultimi 20 anni. Al presidente della Repubblica, nostro interlocutore, affidiamo le nostre preoccupazioni per questa emergenza giudiziaria del Paese”.
Parla di aggravarsi della situazione, Alfano. E cita, oltre alla visita fisicale per l’ex premier, il no all’impedimento per gli onorevoli- avvocati per partecipare alla riunione di partito ; e le notizie che arrivano da Napoli, con la richiesta di rito immediato per Berlusconi, per la compravendita del senatore De Gregorio. Qualcuno dei parlamentari litiga con passanti e giornalisti, qualche altro sventola il tricolore.
E dopo un incontro con Nicolò Ghedini, alla fine la folla di onorevoli esce dal Tribunale dove poco dopo, i giudici accorderanno all’ex premier “l’impedimento assoluto”. Per scompensi pressori,  attestano i medici. Il processo è rinviato. Mercoledì, per un’udienza transitoria, di calendario. Lunedì 18, per la fine- forse- della requisitoria e la richiesta di condanna. Ma in questo processo- come nella storia degli scontri tra politica e magistratura- resterà comunque la ferita del giorno in cui rappresentanti del potere legislativo hanno “occupato simbolicamente” i luoghi di quello giudiziario. Un vulnus, senza precendenti.