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Don Ciotti: “don Diana per noi già santo”. Procuratore Cafiero, “ora le finestre almeno sono aperte”

Per amore del loro popolo, non hanno taciuto. Per amore del loro popolo, hanno sfilato per le strade di Casal di Principe, rivendicando l’orgoglio dell’ appartenza ad una terra marchiata dal fuoco dei clan. Per amore del loro popolo, hanno continuato a dare voce al loro parroco zittito col fuoco della camorra. 19 anni fa, i casalesi uccidevano don Peppino Dianna, il sacerdote che sfidò a viso aperto i boss della zona, in un momento in cui la potenza di questo clan camorristico del casertano non era ancora nota in tutta la sua forza. Piange la mamma don Peppino, davanti a tutta quella gente, che rimase invece dietro finestre chiuse, allora. Quando i clan spararono al prete che aveva annunciato al vento che “per amore del suo popolo”, appunto, non avrebbe taciuto. C’è anche don Luigi Ciotti, a Casal di Principe e si  fa portavoce di quello che molti in questa terra martoriata pensano e sperano: “don Diana agli onori degli altari. Per noi è già santo”, esclama.

In piazza, c’è anche Federico Cafiero de Raho, il magistrato che prima e più di tutti ha attaccato il clan casalese e che a breve lascerà Napoli, per Reggio Calabria. Nuovo procuratore capo del capoluogo calabrese, la nuova più cruenta frontiera nella lotta al crimine organizzato. Ricorda, Cafiero, quando il silenzio dell’omertà attraversava forte le strade di questo paese, dopo il delitto di don Diana, 19 anni fa. “Quando andai allora a parlare, non c’era nessuno in strada, le finestre erano chiuse e tutti avevano paura. Oggi si discute di diritti e si reclamano cambiamenti”, ricorda con noi Cafiero, che marca- con soddisfazione – la differenza tra allora e oggi in questa terra, dove lui ha fatto arrestare i più pericolosi latitanti da Sandokan a Iovine, fino a Michele Zagaria. Tra qualche giorno, questo magistrato napoletano, dal cognome aristocratico, lascerà il golfo diretto allo Stretto di Messina.  Alle opacità di una città, primo capoluogo sciolto per mafia, ai travagli di una terra dove troppo spesso le regole della malavita sono state accettate – con rassegnazione – come il vento o la pioggia. In un altro ufficio giudiziario, ancora più bunker di quello di Napoli. Non chiuso però a corvi e veleni. Ma anche a questo, Federico Cafiero de Raho è abituato.

*sabato, A Ciascuno Il Suo, 8.30 è tra Campania e Reggio Calabria, in compagnia appunto del neo procuratore reggino. Vi aspetto.

*Ho incontrato di persona, l’ultima volta, il procuratore Cafiero De Raho a Milano ad un dibattito su ambiente, legalità e criminalità. Ecco il video