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Cafiero De Raho, “ecco cosa farò a Reggio Calabria”

Ancora più coordinamento con Milano e con le altre Procure, impegnate contro la ‘ndrangheta; ancora più circolazione di notizie. Sulle orme di quella che era stata “l’idea di Giovanni Falcone, che ha ispirato la Direzione Nazionale Antimafia”. Da Napoli a Reggio Calabria è all’insegna della continuità la linea del neoprocuratore reggino Federico Cafiero De Raho, cognome aristocratico e lunga esperienza contro il clan dei casalesi.
Dopo più di un anno dalla partenza di Giuseppe Pignatone, la principale trincea italiana contro le mafie ha la sua nuova effettiva guida. Nominata dal Csm, dopo non semplici trattative e dopo le sollecitazioni pure del capo dello Stato. Una nomina rallentata anche per via dell’ inchieste napoletana su Berlusconi-De Gregorio, da lui coordinata? “Lo escludo”, commenta il neo-procuratore che in un’intervista con A Ciascuno Il Suo (in onda sabato alle 8.30 su Radio24) traccia le linee guida del suo futuro impegno sullo Stretto e un bilancio di anni di lotta alla camorra casertano, “fin da tempi in cui nessuno sapeva chi fossero i casalesi”. Da Sandokan a Iovine fino a Michele Zagaria, c’era lui dietro le principali catture dei boss del casertano, lui era nel bunker di Casapesenna a dire all’ultima primula rossa, “lo Stato ha vinto, Zagaria esci”. Il processo Spartacus, poi l’omicidio di don Diana o quello di Francesco Imposinato. E tutte le altre piaghe di una terra, sfregiata dalla camorra.
Ora i casalesi sono diventati anche una fiction. Col rischio sempre forte- secondo il procuratore- di trasmettere  “la convinzione che il capoclan è un uomo forte.  Invece è l’ inverso, è destinato al carcere o a morire. Lo Stato – scandisce Cafiero – è molto più forte, ma non si riesce a rappresentarlo in modo corretto. Allora si mitizza il boss”. Realtà e rappresentazione. Realtà e anche reazione, però. Per cui il rogo della Città della Scienza– “come uno dei più gravi omicidi commessi”- può essere in grado di ” svegliare anche quelli che sonnecchiano, ma che davanti a fatti così sono pronti a reagire e a buttarsi nella mischia”.
In Calabria, questo, la reazione della gente ancora manca davvero. Ci sono stati momenti, ci sono state iniziative- come quelle che per mesi e mesi hanno visto persone scendere in strada ad ogni anniversario della bomba alla procura generale (il 3 gennaio). Ma dietro le facciate del corso di Reggio Calabria o lungo le strade coi mille occhi dei paesi della Locride o della piana di Gioia Tauro il silenzio resta la prima regola aurea. Con gli effetti ovvi sulle indagini, prima di tutto. In una città, primo capoluogo sciolto per infiltrazioni, dove sono stati arrestati anche magistrati e forze dell’ordine. Dove le toghe vivono blindate, più che in clausura, e corvi e veleni sono in agguato ad ogni angolo. Sullo sfondo del lungomare più lungo e più bello d’Italia, per dirla con D’Annunzio.
Ma tutto questo, Cafiero De Raho, lo sa. Come ben sa anche quale squadra di colleghi e forze dell’ordine troverà a Reggio Calabria. “Che negli ultimi anni hanno fatto tantissimo”, ripete il neoprocuratore, a tributo del lavoro ultimo di quelli che ora saranno i suoi futuri sostituti. Ne parlammo anche a Milano, prima del dibattito su rifiuti, inchieste e legalità. Resta in ogni caso una nuova difficile sfida per questa toga dal cognome aristocratico e i modi squisitamente napoletani.
Auguri, procuratore!