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Scampia, chiude Mammut. Per i ritardi del Comune

Senza soldi, non si canta messa. E non si fa antimafia. Senza soldi, uno dei principali punti di riferimento nel deserto di Scampia chiude (in parte) i battenti. Per troppi debiti e nessun finanziamento pubblico. Da oggi, il centro Mammut – una macchia di colore e un vulcano di attività nel grigiore della periferia nord di Napoli –  “sospende le sue attività ordinarie”, annuncia sul sito. Ma non precipita nel calderone delle lamentele inoperose, già fin troppo affollato in tutta Italia, non abbandona la piazza simbolo del potere della camorra. E nonostante tutto, nonostante i silenzi e i ritardi, Mammut confida nei frutti della prossima campagna “semi di primavera”: servizi, aste, attività per cercare di far fronte a quei 50mila euro di debiti, accumulati dopo la sospensione totale del sostegno pubblico e i continui tentannamenti dell’amministrazione comunale.
Nonostante le sollecitazioni, gli allarmi, le denunce e le critiche arrivata al sindaco, Luigi De Magistris, dalla gente della zona, da maestri e artisti- che hanno aiutato il centro anche donando proprio opere. Nonostane, il clamore anche dell’intervento di Roberto Saviano, che aveva ricordato come “lasciar morire Mammut, significasse arrendersi alla camorra”.
A breve, parte dei fondi del bando comunale “Welfare a Scampia” dovrebbero essere destinati anche a Mammut, snodo di attività per bambini, punto di riferimento culturale nel senso più profondo, per la gente perbene – tanta- di queste parti. Anima, insieme ad altre strutture, di un’anonima periferia, troppo lontana da tutto e tutti, frequentata solo dopo le emergenze criminali. I soldi attesi dal Comune serviranno, per aiutare Mammut a riaprire le sue porte, ma non per sanare i debiti vecchi. Per questo, chiama a raccolta tutti, per sostenerli, anche acquistando – ad esempio – opere di artisti, come Riccardo Dalisi e Andrea Pazienza, donate al centro. (Tra i primi appuntamenti la mostra-mercato, il 22 aprile ore 18,00 alla  Intragallery, via Cavallerizza a Chiaia n. 57, Napoli).
La storia di Mammut – che io spero ancora possa avere un lieto fino – è una storia, però, troppo emblematica dell’Italia e del modo di fare- troppo spesso solo a chiacchiere – antimafia. I silenzi e i ritardi dell’amministrazione comunale di Napoli sono colpevoli, perché in una città così, in una zona così, anche solo trascurare uno dei centri più attivi, in aiuto- concreto- della gente per bene – significa fare un gran regalo ai boss.
E a nulla serve a quel punto andare davanti all’asilo di Scampia, dove i clan avevano sparato un uomo. La storia di Mammut deve essere salvata, perché è la storia di un’antimafia della cultura.