Radio24 | Il Sole 24 ORE

Nel ventre di L’Aquila, città in coma

L’Aquila – Sigilli alìe case crollate, sigilli pure a quelle provvisorie. Nel silenzio di un centro, popolato solo da fantasmi, è come  la caduta dell’ennesima pietra l’ultima inchiesta intorno al terremoto.  Quasi attesa, qui all’Aquila – dove a 4 anni dal sisma che fece 309 morti, 23mila persone non sono ancora tornate nelle loro abitazioni. E ora, alcune si vedono anche sequestrare quelle d’emergenza. 7  i  cosiddetti map- moduli abitativi provvisori – bloccati dalla magistratura, per una storia di corruzione, di un funzionario della protezione civile, di occhi chiusi sui cantieri e di lavori fatti male dagli imprenditori. Con “disagi continui per la gente”. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari, che ha disposto arresti e interdizioni. Lo confermano – soprattutto – gli abitanti. “Appena entrata, il bagno rotto. Poi ho dovuto rifare il pavimento”. “Ora con le piogge dell’inverno, ci sono perdite”. “Non mi stupiscono queste indagini, c’è troppa corruzione intorno a questo terremoto. E troppa speculazione, fuori e dentro l’Aquila”.

“In troppi hanno speculato sulle nostre disgrazie”, denuncia il sindaco, Massimo Cialente, che al governo chiede 7 miliardi ancora, per poter arrivare al decimo anniversario del terremoto nel 2019 (!) – e ora almeno c’è un calendario dei lavori, appena diffuso dall’amministrazione – con una città finalmente ricostruita. “7 miliardi per fare tutto, noi proponiamo di ricorrere, come all’inizio alla Cassa Prestiti e Depositi. Io – scandisce Cialente – oggi sto peggio di due anni fa, perché oggi la città sta mollando. La comunità sta mollando”.

Sempre di più gli aquilani, soprattutto giovani e imprenditori, che stanno lasciando una città, che ora teme di morire di abbandono.  E rassegnazione.

ps Ho camminato nel silenzio- spettrale- del centro storico dell’Aquila. Sono tornata, dopo 3 anni, nelle new towns delle periferie. E mi porto dentro tanta tristezza. Oggi credo davvero più di quella che avevo notato al primo anniversario del sisma. Perché oggi gli occhi della gente li ho visti più spenti, la voglia di combattere per la propria città più fioca. Come la speranza di ritornare a popolare il grande centro storico. Ora i più arrabbiati sono quelli che non hanno ancora dei tempi certi, per i lavori della propria casa e quanti- soprattutto in alcune periferie – hanno la consapevolezza che questi lavori cominceranno tra altri 3/4 anni. Dopo 4 anni, buttati via. Ho scoperto cose, che vi racconterò in questi giorni su Radio24- e soprattutto sabato in “A Ciascuno Il Suo” (8.30) – che sono un atto d’accusa, pesante, per l’intero Paese. Che dopo la grandissima corsa alla solidarietà per l’Aquila, ora rischia di vederla spenta ogni giorno di più. Nel centro storico, sono ancora troppo pochi i cantieri aperti (da poco). Eppure quei rumori di gru e saldatrici sono l’unico segno di vita a cui l’Aquila intera si attacca. Perché anche se nelle periferie molto è stato fatto- e anche lì, 4 anni dopo il sisma- molto ancora manca, solo rianimando il centro si potrà far battere di nuovo il cuore dell’intera l’Aquila. Che ora è come in coma. Da 4 anni.