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Il delitto di Lea Garofalo e la condanna senza colpa di Denise

E’ in un corridoio – stretto – del Tribunale l’inferno di Denise. Nel girone di chi è costretto ad ascoltare. La morte della madre, voluta dal padre e dall’uomo che amava. La morte, pensata anche per lei stessa.
E’ in pochi metri – senza luce, né speranza – la condanna, senza colpa, di una ragazza di ventun anni. Costretta a sentire quello che nessun film dell’orrore potrebbe concepire. Per affondare ad ogni parola, più giù, dentro il male più cieco.
In un grigio corridoio del Tribunale di Milano, dietro l’aula della Corte d’Assise d’Appello, Denise ha vissuto tutti i passaggi dell’uccisione di sua madre, Lea Garofalo, e dell’annientamento totale di tutti i suoi affetti. Quell’uomo che davanti alla Corte ora racconta ogni stadio della lenta eliminazione del corpo di sua madre era il suo fidanzato, Carmine Venturino. E ha partecipato anche lui, ad aizzare le fiamme per bruciare la donna, che doveva essere punita “per aver abbandonato il marito in carcere. Portava una macchia e la ‘ndrangheta impose il delitto”, racconta. Ha visto anche il corpo sfregiato di Lea, che aveva capito l’intenzione dell’ex Carlo Cosco di ucciderla. “La bastarda se ne era accorta”, aveva raccontato lui stesso, uomo di clan e d’onore, che nell’udienza però- sapendo che lì dietro un paravento c’era Denise – ha ammesso le sue responsabilità. Dandosi la sua condanna: “Merito l’odio di mia figlia”, a cui ora chiede perdono. Ma che quattro anni stava pensando di mandare a morte, come la madre, dopo la madre, quando venne a sapere che anche Denise – come Lea – si era rivolta ai magistrati. Chi parla, muore nelle terre di ‘ndrangheta. E la sentenza viene emessa dagli uomini della stessa famiglia. Ora chiede il perdono, allora Carlo Cosco aveva detto ai suoi scagnozzi, a cominciare da Carmine, il fidanzato della figlia: “se sono vere queste dichiarazioni che sta facendo, fate quello che dovete fare”.
E perdono, amore e morte si mescolano nel racconto del pentito, Carmine, che dopo la condanna all’ergastolo insieme agli altri imputati, ha deciso di collaborare. Ora parla in aula, in un’infinita deposizione – che l’orrore delle parole sembra aver dilatato ulteriormente e che proseguirà domani – “per amore di Denise, che e’ la persona – dice – che occupa il primo posto nel mio cuore”.
Chiusa nel suo girone di chi – senza colpa – è condannato, Denise espia la sua pena. Ascoltare.