Radio24 | Il Sole 24 ORE

Io so’ Carmela, un fumetto accusa i violentatori

“Mi diceva sempre che ero bella. E’ bello quando ti dicono che sei bella”

Sei anni dopo la sua morte, queste parole sono un atto d’accusa. Per chi le spense la vita. E i sogni.
Pare di vederla, Carmela, confidare al suo diario segreto le emozioni delle prime lusinghe. Pare di vederla davvero quest’ adolescente sorridere, arrossire e chissà sognare al pensiero di qualche complimento, al ricordo dei primi contatti, al palpitio dei primi incontri. Ma molto presto la storia di Carmela perde la freschezza dei suoi 13 anni. E i colori si fanno più cupi. Neri, come le pagine che ogni tanto scandiscono un giro di boa nel fumetto-racconto della storia di questa ragazzina. Che voleva chiudere il suo corpo in una scatola rossa. E invece lo lanciò nel vuoto dal settimo piano di un palazzo. Dopo una violenza sessuale plurima, ripetuta. Non creduta. E mai davvero curata.
Sei anni dopo il suicidio di Carmela Cirella, a Taranto, a settembre dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado per i suoi stupratori, che non hanno passato in carcere neanche un giorno. Mentre lei, sballottata tra istituti e psicofarmaci, affidava al suo diario “la storia più brutta della mia vita”. Una storia che ora rivive nelle pagine del fumetto, “Io so’ Carmela”, di Alessia Di Giovanni e Monica Barengo (Becco Giallo, 141 pagine 15 euro). Io s’ Carmela, come diceva sempre lei.
Volano, nelle nuvole di ogni scena, i pensieri di Carmela, dalla testa incorniciata dai lunghi capelli neri, fino alle pagine bianche. E vanno indietro, a ridare forma a quel momento in cui “sente solo un peso addosso e qualcosa muoversi dentro”. Tutto comincia allora, e lo raccontano gli occhi spaesati, poi terrorizzati, quindi spenti di questa ragazzina con la felpa rossa. Prima uno, poi un altro. Chiusa dentro, mentre i genitori denunciano la sua scomparsa e la polizia non fa nulla.
I disegni sono espliciti, nella loro crudezza, a volta. Duri, come la realtà che Carmela ha sperimentato. Il suo corpo, esile e nudo, sembra piccolo piccolo, ad esempio, nella pagina che racconta il momento dopo la violenza. E piccola piccola era Carmela. Aveva solo 13 anni ed era finita nel suo peggior incubo. Aggravato da inchieste che non raccolgono il suo bisogno di giustizia e che diventano quasi una nuova tortura per lei.
“Io non voglio che mia figlia sia ricordata come una vittima. Spero- scrive Alfonso Frassanito, padre di Carmela nella prefazione – possa diventare il simbolo della ribellione contro questi abusi indegni di una umanità che si definisce civile e rispettosa dei diritti della persona”. Carmela era una bambina. E il suo dolore, la sua morte aspetta ancora- almeno – la risposta della Giustizia.
*Ringrazio Alessia per avermi fatto conoscere il suo fumetto. Lunedì scorso, Alessia è venuta a registrare la sua “Storiaccia d’autore” che leggerà domenica 21 aprile – nella settimana dell’anniversario della morte di Carmela (ore 15 e poi 23). E’ la storia di un’altra ragazza e del suo feto in borsa. Ho  intervistato più volte tempo fa il padre di Carmela, Alfonso, in occasione di una delle sue varie lettere aperte. Ricordo il tono sommesso della sua voce. E anche il dolore-silenzioso- di quest’uomo aspetta giustizia.