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“La Buona Novella” contro le mafie

In certi quartieri, questa è l’unica porta spalancata. Per chi scappa dalle pistole o dal silenzio. In certi quartieri, questo è l’unico approdo per chi cerca rifugio, aiuto. Conforto.  In certi quartieri può mancare tutto, ma non almeno una chiesa.  Aperta. Perché in questi quartieri, dietro queste porte, si consumano ogni giorno battaglie contro nemici spietati. Che possono essere tanto la camorra, quanto l’abbandono. O il degrado.

Sono tutti diversi, ma tutti molto simili i quartieri dove combattono ogni giorno preti di frontiera. “Uomini che non hanno avuto paura di guardare l’abisso e di affrontarlo senza proclami”, scrive  Roberto Saviano,  nella prefazione al saggio “La  Buona Novella” (Guida edit) di Ilaria Urbani, giornalista, collaboratrice di Repubblica-Napoli.

Un abisso, che può essere la faida tra clan, capace di sterminare un’intera generazione; o il degrado di palazzoni, dove dilagano gli incesti. Tra le Vele di Scampia, è stato don Vittorio Siciliani uno dei principali riferimenti di chi cercava di tenere i figli fuori dall’arruolamento dei clan, nei momenti peggiori della guerra tra famiglia;  nell’isola di cemento di Salicelle, invece, ad Afragola, tocca a don Ciro Nazzaro tuonare dall’altare contro i padri che mettono incinte le figlie. Nel quartiere delle bambine-mamme, anche dei loro padri, questa è una delle poche voci a parlare.

E per questo, ha trovato una pallottola davanti alla sua parrocchia. Come è successo già ad altri sarcerdoti campani e ad altri tra questi tredici uomini coraggiosi, giustamente raccontati da Ilaria Urbani. “Se abbiamo accettato di essere i parroci di questa zona difficile – ricorda don Vittorio,  di Scampia – abbiamo messo in conto di condividere anche tutti i rischi”. Ci sono i parroci di questa travagliata periferia Nord di Napoli, o il prete di Castel Volturno, il sacerdote del rione Gescal di Pozzuoli, come il collega di Poggioreale o l’altro della Sanità, popolare quartiere del centro storico di Napoli: sono tutti uomini che invece dei proclami hanno cercato e trovato soluzioni. E hanno lasciato sempre le loro porte aperte.

Qui book trailer de La Buona Novella

Attraverso l’incontro con questi uomini coraggiosi, Ilaria Urbani ci racconta la Resistenza in trincee urbane, dove la guerra non è mai finita. E il suo è un appassionato reportage dalle vite di questi uomini generosi e dalle ferite della nostra terra, la Campania.

Anche per il cronista, inviato in questi quartieri di bocche cucite e occhi nascosti, quella delle chiesa è spesso la prima porta che si apre. In fortezze, chiuse all’esterno. Ho conosciuto e incontrato molti dei sacerdoti, di cui parla Ilaria. Don Vittorio, Padre Fabrizio Valletti, padre Alex Zanotelli, don Antonio Loffredo, don Aniello Manganiello.

Ricordo, ad esempio, il viso carico d’angoscia di don Vittorio, nei giorni della prima faida di Scampia mentre, avvolto stretto in una sciarpa doppia alla ricerca di un calore che dalla gola arrivasse fino al cuore, mi raccontava dello spaesamento delle famiglie, costrette a lasciare le loro case per volore dei boss. Del dolore delle mamme, che portano nei medaglioni in petto le foto dei figli morti ammazzati. O dello spaesamento di quei padri, quando vengono bloccati sulla porta di casa dalle vedette dei clan.

In questi buchi neri delle nostre città, che pesano come un quotidiano atto d’accusa per tutti, i preti di frontiera sono spesso l’unico approdo certo per gli abitanti. E soprattutto per le tantissime persone perbene. E allora, anche libri come questo di Ilaria, scritto con gli occhi della cronista e col cuore della napoletana, servono ad aprire le porte d’accesso di certi quartieri, chiusi al mondo. Proprio come chiuse e sorde restano le porte di molte altre istituzioni, distanti.

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Ultimi commenti

  • Posicionamiento web 21 giugno 2013 / ore 06:32

    bin sicher, dass Ihre Arbeit deutlich wird, wie ein faires Spiel identifiziert. Beide Jungen und M�dchen f�hlen sich die