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Yoani Sanchez e la forza delle parole

“Ringrazio chi mi ha contestato. Vorrei si potesse anche a Cuba”.

Sono un inno alla libertà d’espressione e di pensiero. Sono un manifesto della libertà di stampa queste parole di Yoani Sanchez, la famosa blogger anti castrista. E sono state la perfetta e simbolica conclusione del festival internazionale del giornalismo, a Perugia. Sono parole – bellissime – queste Yoani Sanchez (qui il video dell’intervista con Mario Calabresi) su cui ho riflettuto, tornando a Milano dopo giorni intensi di incontri, conversazioni, riflessioni, scambi. Paragoni e scoperte.

Ma la portata di queste frasi è qualcosa di più, é come un seme da coltivare. E ammirare, ogni volta che abbiamo bisogno di ricordare la bellezza della diversità di opinioni, il valore della libertà di espressione. Il peso delle parole. Le parole sono rivoluzionarie. Sono potentissime. Le parole fanno paura alle mafie, come ai regimi dittatoriali. Le parole possono donare speranze e aprire orizzonti. Ma possono anche chiuderli. Le parole sono un’arma, da maneggiare con cura. Soprattutto quando sono rivolte a migliaia di persone.

E allora bisogna ricordare più spesso la bellezza e l’importanza del confronto e del dialogo- e pure della contestazione, se volete, ma verbale. L’elogio della diversità di vedute di Yoani Sanchez ci deve ricordare che i veri cambiamenti si portano avanti con le parole Giuste. Le parole che non incitano alla battaglia, alla cancellazione dell’altro, alla prevaricazione. All’odio. Le parole che non individuano nemici, ma interlocutori. Percorsi, cambiamenti. Così le parole possono diventare àncore, a cui aggrapparsi per evitare di annegare. Nei problemi, nelle depressioni, nelle tempeste di una crisi che toglie a troppi speranza, prospettive, dignitià. Le parole devono condurre al cambiamento, non ad una pistola con matricola abrata sparata contro i simboli dello Stato e delle Istituzioni. Contro dei carabinieri o contro i politici. Non c’è un “fronte di nemici” da assalire, annullare o disintegrare. Non c’è un bersaglio da abbattere, per risolvere i tanti problemi del nostro Paese e di ciascuno di noi, singolarmente.

Meditiamo sull’importanza delle parole. Sui rischi di certe campagne e di alcuni toni. E meditiamo invece dall’altra parte pure sul valore delle parole giuste. Che possono portare a cambiamenti veri. Attraverso il dialogo, il confronto e pure la contestazione, se serve. Ma verbale. Attraverso il rispetto di chi la pensa diversamente.

Ricordandoci che ci sono Paesi dove questo non è possibile. E si soffoca.

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