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Le mille minacce alla libertà di stampa

La combattono le dittature. E tutti i Paesi che non ammettono dissenso. La minacciano le mafie e tutti quelli che hanno qualcosa da nascondere. La attacca chiunque teme la vera trasparenza e non concepisce le critiche. E’ in pericolo tanto nei luoghi di guerra, quanto in certe città in apparenza tranquille. La libertà di stampa – e la libertà e sicurezza dei giornalista – è a rischio ancora oggi. Molto. Troppo. Lo denunciano i numeri dei giornalisti uccisi, le storie di quelli minacciati. In Russia, Pakistan, Cuba, ma pure Ungheria e Messico. E da noi tanto nei paesi della profonda Calabria, quanto nel cuore della Brianza. La libertà della stampa e dei giornalisti non va mai data per scontata.

“Il dovere di raccontare”, titola oggi La Stampa un inserto di 8 pagine, nella Giornata Mondiale per la sicurezza dei giornalisti. Una scelta ancora più sentita, come spiega il direttore Mario Calabresi, ora che loro e tutta Italia aspetta il rientro di Domenico Quirico, il loro inviato di cui da quasi un mese si sono perse le tracce in Siria. Il cronista che ricorda come “il dolore dell’uomo va condiviso, per raccontarlo”. Ecco perché è tornato in un Paese dilaniato dalla guerra, ecco perchè si era imbarcato su una carretta del mare. Ecco perchè questo è l’unico modo di fare questo mestiere: col cuore, senza risparmio e ogni volta con più passione, stupore e curiosità.
In Italia, la libertà di stampa la combatte la ‘ndrangheta, che minaccia soprattutto i giornalisti di testate locali, sia in Calabria che in Brianza. O in Emilia. La vuole morta la camorra e la mafia siciliana. La stampa la combatte chiunque ha qualcosa da nascondere, di ogni genere. E chiunque non ammette dissenso o critica. Chiunque proclami trasparenza e poi si trincera nel suo fortino. La stampa la ostacola oggi anche la Regione Calabria, quando pone paletti, divieti e chiede autorizzazioni per chi debba raccontarne i lavori. Perchè, come ricorda mirabilmente oggi Mario Calabresi sulla Stampa citando Lord Northcliffe giornalista inglese, “la notizia è quella cosa che qualcuno, da qualche parte, non vuole sia pubblicata. Tutto il resto è pubblicità”.

Aspettiamo tutti il ritorno di un grande inviato, Domenico Quirico, che in tutto questo ancora ci crede. E per fortuna, non è il solo.

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