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Consulta e Cassazione, le prossime tappe del processo Mediaset

Prima la Consulta. Poi la Cassazione. Prima, la pronuncia sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato; poi il verdetto definitivo del Palazzaccio sul processo per i diritti tv Mediaset (qui audio di sentenza). Da una parte si parte da un legittimo impedimento non riconosciuto all’ex premier; dall’altra dalla sentenza di secondo grado, pronunciata dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Milano.

Da una parte, la questione va indietro nel tempo fino al 1 marzo 2010; l’altra partirà dal disposito letto in nome del popolo italiano alle 19.25 dell’8 maggio, da Alessandra Galli, presidente della Corte, in un’aula gremita di giornalisti, ma interdetta a foto e riprese.

Incassata la conferma della condanna anche in secondo al processo Mediaset, la prima in assoluto della sua lunga storia giudiziaria, Silvio Berlusconi è a queste due prossime tappe che ora guarda e confida. Da esse dipende anche il suo futuro politico. Se la Cassazione infatti dovesse confermare in via definitiva la condanna, oltre ai quattro anni (che con l’indulto diventano uno solo) scatterebbe anche l’interdizione dai pubblici uffici. Cinque anni, confermati sia in primo che in secondo grado. Una decadenza che deve passare attraverso il vaglio della Giunta di Palazzo Madama, la Camera di appartenenza ora del Cavaliere. Una decadenza stabilita però anche dalla legge sull’incandidabilità voluta dal Governo Monti.

Da una parte dunque questa trafila. Dall’altra, quella della Consulta. A giugno, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sollevato da Palazzo Chigi nel 2010, dopo che non fu riconosciuto all’imputato allora presidente del Consiglio l’ impedimento di un Consiglio dei Ministri, fissato all’ultimo momento anche se non urgente, in una data già concordata invece per l’udienza. La Consulta avrebbe dovuto pronunciarsi già ad aprile, ma ha rinviato. Pare a giugno. Che scenari si aprono se il Cavaliere avesse ragione? La sua difesa aveva provato a chiedere un nuovo stop in corner al processo Mediaset, per aspettare appunto questa decisione. Ma la Corte è andata dritta a sentenza, perché ha ritenuto “non rilevante” in questa fase il futuro verdetto, il cui impatto comunque sarà poi compito della Cassazione valutare. E’ possibile l’annullamento, se le ragioni dell’ex premier prevalessero su quelle del Tribunale di Milano? Annullamento di quell’udienza, con quali ricadute? Gli scenari che si aprirebbero sarebbero davvero tanti. Incastri giudiziari, dalle difficili previsioni ora. E che dovranno fare i conti, comunque, con una prescrizione che per questo reato di frode fiscale (7 milioni per i bilanci 2002-3, per la compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset) scatterà all’inizio dell’autunno 2014. E’ da quest’alchimia giudiziaria intricata e senza precedenti che dipende anche l’assetto quanto meno del clima politico attuale. E forse pure della tenuta dell’Esecutivo, a breve.

Lunedì intanto al processo Ruby, che riprende dopo il no della Cassazione al trasferimento dei processi a Brescia, sarà il giorno di Ilda Boccassini, che terminerà la requisitoria con la richiesta di condanna per concussione e prostituzione minorile. Due reati gravi, che prevedono pene pesanti. Ci sarà anche Berlusconi in aula? L’Italia continua ad essere sospesa alla questione Giustizia.

ps. Quando questa mattina, ho parlato con i ragazzi della scuola di Giornalismo “W.Tobagi” della sentenza Mediaset, degli scenari futuri, dei 10 anni di indagini e di come soprattutto si raccontano e si spiegano casi così complicati, davanti ai loro sguardi curiosi, attenti, svegli, ma anche un pò interrogativi, davanti alle loro legittime domande, ho voluto chiarire una cosa: questi sono i processi a Berlusconi! Il diritto, la procedura sono sì complessi (e affascinanti), ma l’esperienza (e le fonti, oltre ai codici) è una preziosa bussola. Ma comunque incastri così complicati – e anche delicati – non capitano così spesso, ho detto loro. E dopo, li ho visti più sollevati.

Con lo scenari di decadenza dai pubblici uffici, in caso di conferma della condanna, e tutti i suoi passaggi. La Giunta di Palazzo Madama, l’applicazione dell’ultima legge del governo Monti sull’incandidabilità per chi sconti – in via definitiva- una condanna superiore a due anni.

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