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Quando i boss si consegnano in caserma

Alla fine, è andato lui stesso. Ha bussato alla caserma dei carabinieri e si è consegnato. Alla fine, Giuseppe Pesce ha detto basta. Stanco della fuga perenne, provato dall’arresto della giovane moglie- incinta- e dei suoi picciotti più vicini il reggente di una delle più potenti famiglie di ‘ndrangheta si è costituito a Rosarno. E’ un altro mito che cade. Un’altra crepa nel potere della malavita calabrese. Un’altra smentita per chi ripete – con un pessimismo complice – che “tanto, non cambia niente”.

Non è vero. E questa è una prova, tanto forte quanto più va ad intaccare un caposaldo delle mafie: la fierezza della resistenza in fuga. Giuseppe Pesce no, ha infranto in un secondo il mito del boss inafferrabile per lo Stato. Lui si è consegnato pochi giorni dopo la sentenza  All Inside, il maxiprocesso al gotha della ‘ndrangheta. Perché dalle ultime indagini è venuto fuori – oltre all’unicità di struttura della ‘ndrangheta – come i Pesce, minacciando una scissione, per la prima volta abbiano fatto prevalere Rosarno e la costa Tirrenica sullo straopotere della fazione ionica. Questo- come vi ho già scritto – è un processo importante anche per la collaborazione della cugina dell’ormai ex reggente, appunto,Giusy Pesce. Donna coraggiosa, fimmina ribelle. Che per la prima volta, lei figlia di famiglia mafiosa, ha visto nello Stato jn’alternativa. Per sé e peri tre figli. E per questo si è affidata agli inquirenti nel percorso di collaborazione. E soprattutto ad Alessandra Cerreti, il pm venuta da Milano, che ha raccolto le sue dichiarazioni. “Questo è il messaggio rivoluzionario della storia di Giusy Pesce”, notava in “A Ciascuno Il Suo”. Il messaggio di una scelta. Di una libertà. Di un cambiamento. Perché anche nelle terre della Calabria più spietata – dove le donne vengono fatte morire con l’acido muriatico se tradiscono – le cose possono cambiare. Crederlo è il passo più difficile, in questa terra del “rimorso”, secondo la definizione della sociologa Renate Siebert. Là dove la mafia viene accettata con la stessa rassegnazione del “vento e della pioggia”, scrisse Giorgio Bocca.

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Ultimi commenti

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