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Torino-Firenze-Lamezia: viaggi nella cultura dell’antimafia

Giancarlo Caselli l’ha detto più di tutti: i temi della mafia sono spariti dall’agenda politica. Superati dalla crisi economica. Dopo che invece con l’ultimo ministro dell’Interno è stato sciolto il maggior numero in assoluto di Comuni infiltrati.

Le due questioni, in realtà, mafie e crisi, come ben sa chiunque voglia con serietà e onestà occuparsene, sono estremamente legate. Il peso delle mafie è da una parte tra le cause di una recessione in alcune Regioni più forte che altrove (meno Pil dove regnano i boss, come l’ex governatore di Bankitalia Mario Draghi ha denunciato); e dall’altra il peso delle cosche è un’ aggravante nella ricerca di una via d’uscita alla crisi (le aziende in difficoltà vengono fagocitate dai clan con tanta liquidità).
Mentre nel dibattito politico questo aspetto latita, cresce invece nell’opinione pubblica la voglia di conoscere, il bisogno di capire, la disponibilità a parlare. Lo vedo nel rapporto costante con gli ascoltatori di #ACiascunoIlSuo – la mia rubrica su Radio24 che affronta spesso questi temi; ne trovo conferma nella quantitá di titoli pubblicati (e venduti!), nelle sale piene degli incontri.

Lo scorso weekend, io avevo impegni prima a Torino, al Salone del Libro, poi a Firenze, a Terra Futura (qui galleria foto): filo conduttore, la cultura dell’ antimafia. A cui, senza alcun dubbio,  contribuiscono media, libri e film. “Purché onesti e di qualità, purché privi da retorica e da vanità”, ammonisce Caselli, alla presentazione del Dizionario Enciclopedico delle mafie (di cui vi parlerò ancora). Serve invece “alta divulgazione scientifica”, ricordano Caselli e Raffaele Cantone.

Tanti, invece, sono i titoli che “mitizzano il male, non oggettivi, oppure scritti da persone non sempre corrette sul fronte della deontologia”. E i danni in questi casi rischiano di essere ancora più gravi dei vantaggi. Non si scrive di antimafia, solo perché è “trendy”, e poi non si è corretti nella propria quotidianità, questo il senso del pensiero di Caselli. Condiviso il giorno dopo anche col procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, per anni prima a Palermo, poi a Reggio Calabria. “Ciascuno deve limitarsi a fare il proprio dovere e a rispettare le regole” : assioma tanto semplice, quanto raramente messo in atto. Le regole, baluardo imprescindibile per tutti. A cominciare dai magistrati, che non devono sentirsi “inviati in missione, per conto di Dio”. Ma umilmente ciascuno, codice alla mano, deve solo volta per volta applicare la legge e perseguire chi non lo faccia. Nessuna crociata.

In una parola, la cultura dell’antimafia per ciascuno è “responsabilità”, la parola più spesso ripetuta a Firenze, a Terra Futura, la decima edizione di incontri e riflessioni voluta dal progetto San Francesco (con l’entusiasmo di Alessandro De Lisi) e dalla Cisl, alla Fortezza da Basso. Responsabilità, nella propria vita. E nella propria condotta, perché ciascuno faccia la sua parte. Nessun eroe. A Ciascuno Il Suo. Anche per questo, ho voluto questo titolo alla mia rubrica, evoluzione di Storiacce, oltre che per un omaggio a Sciascia.

E’ stato molto interessante sentire il racconto- tra gli altri- del generale Leandro Cuzzocrea, già capo del Valutario della Guardia di Finanza, con i dilemmi intorno agli interventi della magistratura, che rischiano di ostacolare imprese già in difficoltà. “Ma quel lavoro si sarebbe interrotto comunque, quelle imprese si sarebbero ingolfate in ogni caso, quando non si rispettano le regole”, spiega. Accanto a lui, Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim, che sta seguendo sul fronte sindacale vertenze come l’Ilva, Finmeccanica… Nel cuore delle ferite più dolorose di questo Paese, descritte con efficacia e semplicità anche da Umberto Ambrosoli, con un allarme sul rischio di infiltrazioni sulle società partecipate.

Cultura antimafia è anche l’esempio di chi come Beppe Pagano, con la sua Nuova Cooperazione Organizzata, una sigla NCO, che è una presa in giro nei confronti della camorra, che con quelle lettere indicava la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Mentre invece loro ora a Casal di Principe, nel casertano feudo dei casalesi, cucinano pizza e legalità. Tenuti insieme soprattutto dalla passione e dall’entusiasmo, che li fa andare avanti nonostante le minacce subite.

Di parole, invece, vive l’esperienza di Trame, il primo festival dei libri di mafia, ogni giugno a Lamezia Terme. Perché il primo punto è sempre ” riuscire a chiamare le cose col proprio nome”, ricorda Maria TereseaMorano, figlia di un imprenditore che denunciò i suoi estorsori e dall’inizio uno dei volti sorridenti di Trame.  Da tre anni, le cose vengono raccontate e denunciate nelle piazze affollate di Lamezia. Da tre anni, io e Radio24 ci siamo operativamente. E ci stiamo già lavorando.

Lasciate Torino e Firenze, un pò dunque sono già a Lamezia.

ps. Appena riesco, posto delle foto

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