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Che vuol dire “fare antimafia oggi” ?

Che vuol dire antimafia oggi? Giro a voi il quesito su cui io mi sono interrogata nelle ultime ore, soprattutto.

Che vuol dire fare antimafia oggi, a 21 anni dalle stragi? Le ricorrenze, con tutte le celebrazioni collegate, al di là della retorica, sono preziose occasioni-  oltre che di memoria, doverosa – anche di stimolo ulteriore alla riflessione.

Antimafia oggi è innanzitutto conoscenza. Parlare di mafia, “alla radio, alla tv, sui giornali. Ma parlatene!”, ammoniva Paolo Borsellino. Parole contro i silenzi. Quelli di chi decide di non denunciare, ad esempio; o quelli di chi fa finta di non vedere.

Antimafia oggi è soprattutto fare “ciascuno il proprio dovere, senza preoccuparsi dei sacrifici. Perché in questo è l’essenza umana”. Il pensiero di Giovanni Falcone è una delle eredità più alte, lasciate al nostro sventurato Paese dall’uomo simbolo della lotta alla mafia. “Fare ciascuno il proprio dovere”. Ciascuno nel proprio campo, ciascuno nel proprio ambiente, ciascuno con le persone che ha attorno. Con trasparenza.

Fare antimafia oggi è difendere lo Stato, sempre e comunque. Questo Stato, con tutti i suoi difetti, ma non ne abbiamo un altro. Fare antimafia oggi è, talvolta, anche scegliere a chi stringere la mano, come ricorda il procuratore Giuseppe Pignatone. Fare antimafia oggi è contribuire a diffondere la consapevolezza, che “non conviene fare patti con i boss”. Sì, non conviene. Al di là di tutti i principi morali ed etici, bisogna far passare il messaggio – come da tempo e in modo esemplare ha fatto la Confindustria a partire da Ivan Lobello – che non deve esserci convenienza a stringere legami con le cosche. Fare antimafia oggi, insomma, è rispettare le regole, tutte le regole. E fare ciascuno la propria parte.

Potrebbero essere molte altre le definizioni, e vi invito a completare questa brevissima antologia. In modo veloce, volevo però condividere con voi delle riflessioni riordinate in questi due giorni di immersione nel passato, di stragi; e nel presente, di travagli. Sono andata a riprendere dalla libreria “Cose di Cosa Nostra”, il condensato delle convinzioni sulla mafia che Giovanni Falcone affidò a Marcelle Padovani, collega francese che ho avuto il piacere di conoscere ed incontrare alla prima edizione di Trame, il festival dei libri di mafia, a Lamezia. Ho ripensato ad alcuni aneddoti, emozionanti, di quell’incontro sul palco insieme a Gianni Melillo, magistrato napoletano. E ho pensato ad una studentessa della scuola di giornalismo di Milano, che mi ha chiesto di suggerirle dei libri da leggere, per completare la conoscenza di anni tragici e complicati che la sua giovane età le ha risparmiato.

Ecco, conoscere, divulgare, incuriosire, far nascere delle domande: anche questo è antimafia oggi. E anche per questo, ho apprezzato iniziative come quella di Radio3, che per tutto il giorno ha coinvolto anche le università per approfondimenti intorno al tema legalità, hastag #radiolegalità – di cui abbiamo discusso ancora questa mattina in “Tutta la città ne parla”, con tra gli altri Maria Falcone; come anche l’idea di trasmettere tanti titoli di film sul tema, su Raimovie. Grandi pellicole, troppo trascurate, per fare spazio spesso a ripetitivi show. A cominciare dal “Giorno della Civetta”, che mi sono gustata, con un certo effetto. Riascoltando la musica, ad esempio, che ho scelto come sigla della mia rubrica su Radio24, “A Ciascuno Il Suo”. Dedicata, appunto, a questi temi. Altro omaggio a Sciascia. Che seppe diffondere la conoscenza della mafia. Facendo antimafia.

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