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Ndrangheta, i misteri della scomparsa del pentito Lo Giudice

All’apertura dell’udienza, il presidente della corte ha parlato di “problemi tecnici”. Ma perché lo schermo della videoconferenza fosse spento si è chiarito poco dopo: Nino lo Giudice è scomparso. Di uno dei principali pentiti di ‘ndrangheta si sono perse le tracce. Avrebbe dovuto deporre in collegamento con l’aula del processo Archi-Astrea, ma è stato irreperibile.

Tra i corridoi dell’Antimafia di Reggio Calabria, si parla di “allontanamento volontario”. Ma la “vicenda è molto delicata”,  avverte il procuratore Fderico Cafiero De Raho e le indagini sono già partite. Una vicenda oscura, la scomparsa di Lo Giudice, che sta scontando ai domiciliari la condanna a 6 anni. Come oscura e travagliata è spessp la storia di chi decide di “saltare il fosso”. Antonino Lo Giudice, rampollo di una delle principali famiglie di ‘ndrangheta, protagoniste della guerra degli anni ’80, ha cominciato a collaborare con la giustizia il 7 ottobre 2010, poco dopo l’ arresto. E subito si è assunto la responsabilità degli attentati ai magistrati reggini: la bomba alla Procura Generale, l’intimidazione al suo responsabile, Salvatore Di Landro; il bazooka indirizzato all’ex procuratore reggino Giuseppe Pignatone.

E’ stato il momento in cui la ‘ndrangheta ha tentato la strategia della tensione. Prendendo di mira obiettivi istituzionali. La collaborazione di Lo Giudice è importante, anche per questo. E anche per questo, la sua scomparsa è avvolta da molti interrogativi.

*Ricordo il clima di tensione di quei giorni e di quella stagione, a Reggio Calabria. Di sospetto diffuso e generalizzato, che ha portato i magistrati della DDa reggina a vivere ancora più blindati di prima. Il clamore della bomba  alla Procura generale e delle altre minacce ai magistrati portarono all’improvviso ad accendere i riflettori su questa punta estrema dello Stivale, troppo a lungo rimossa. Il Governo e i ministri andarono a Reggio Calabria, lì- a mò di segnale – è stata posta anche la sede dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati. Ma dopo quella stagione di attenzione e anche per la prima volta di reazione della gente, che per mesi è scesa in strada ogni tre del mese, tutto è tornato quasi del tutto nel silenzio. La Calabria è sparita dall’agenda politica. Rimossa di nuovo, come un corpo estraneo.

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