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Reggio C., Cafiero: un tutore per la futura amministrazione

Un tutore, per le amministrazioni comunali delle zone fortemente inquinate dalla malavita organizzata. Un’Authority superiore, che monitori l’attività dei politici eletti. Un Super Commissario, anche quando il commissariamento finisce.

Davanti alle luci dello Stretto, in una fresca serata d’estate, il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho lancia la sua proposta per la città. Il primo capoluogo sciolto per contiguità con la ‘ndrangheta andrà l’anno prossimo al voto. Ma 18 mesi di commissario prefettizio possono bastare a cancellare reti, rapporti e canali che le cosche hanno costruito in anni di contiguità? Le storie di molti comuni raccontano che non è così, le storie dei comuni in realtà profondamente contagiate sono spesso anche storie di ripetuti scioglimenti per mafia. In Calabria, come in Campania o in Sicilia. E allora, perché non pensare ad un commissario supervisore, che resti anche quando la gestione torna nelle mani degli eletti dal popolo?

“Non è un commissariamento del voto”, precisa subito il procuratore, prevenendo le obiezioni sul diritto “fondamentale” all’esercizio della scelta elettorale. Ma si potrebbe pensare ad un’Authority, “di nomina prefettizia”, ad esempio, che rappresenti un ulteriore garanzia per la trasparenza dell’amministrazione e un ostacolo, per chi cerca infiltrazioni soprattutto negli appalti pubblici, attraverso propri uomini. Inseriti nelle liste o negli uffici cruciali. Così era avvenuto ad esempio per la società partecipata che in città si occupa della raccolta dei rifiuti, storico affare su cui le mafie ambiscono ad allungare le mani. Piaga annosa anche per la punta dello Stivale, dove i cumuli di immondizia giacciono sotto al sole, nelle strade più periferiche o nei comuni della provincia. Senza però fare sufficiente rumore.

Reggio Calabria ora ha un commissario, appunto. Dopo lo scioglimento- tra mille polemiche- dell’amministrazione Pdl. E si pensasse davvero ad un percorso di “accompagnamento” in difesa dell’effettiva tutela del voto democratico? La proposta del procuratore può sembrare forte. Solleverà polemiche, ma forse prenderla in considerazione potrebbe non essere affatto sbagliato. A mali estremi, estremi rimedi.

Abbiamo parlato a lungo, aprendo la quarta edizione di Tabula Rasa, il festival organizzato dai colleghi di Strill.it, che mi hanno voluto per la serata inaugurale per un’intervista col procuratore di Reggio. E i tanti toccati sono stati tanti, davanti a decine e decine di persone, rimaste fino a tarda sera, nonostante il vento, non proprio caldo, che soffiava dallo Stretto.

A partire dal “vuoto”, tema di quest’edizione, siamo entrati nei mali di questa città, che potrebbe essere bellissima. Se potesse liberarsi dalla cappa che anni e anni di ndrangheta, massoneria e consorterie varie le hanno costruito intorno. Togliendole ossigeno, ha detto il procuratore Cafiero De Raho. Anche qui, però, le cose stanno lentamente cambiando. Ed è importante ricordarlo, per rincuorare le tantissime persone perbene, che ci credono. E se ci sono stati anni in cui i processi si celebravano a gabbie vuote- con i bunker dei latitanti invece pieni – ora dopo una sfilza di catture, due latitanti si sono costituiti. Due latitanti dai nomi pesanti, come Pesce e Ficara.

Un segno che quel vuoto lasciato troppo a lungo dallo Stato, ora comincia ad essere riempito. E i segni di vedono.

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