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Le dimissioni di M. Carmela Lanzetta e la sconfitta per lo Stato

La sconfitta di un intero Paese. Che non riesce ad essere normale. Le dimissioni di Maria Carmela Lanzetta, già sindaco di Monasterace,  sono una sconfitta non solo per la Calabria, ma per l’ Italia intera. Sono una sconfitta cocente, perché lei era diventata un simbolo. Sindaco antimafia, vittima di ripetute minacce dalla mafia. Sindaco, con l’obiettivo di imporre nel suo comune l’obbligo di pagare le bollette, ad esempio, o di rispettare i più semplici regolamenti. Come in una città normale. Sindaco, con la protesa però di dare al suo Comune tutti i servizi e i diritti quindi di una città normale.  Facendo passare così il più radicale messaggio antimafia.

Maria Carmela Lanzetta lascia, perché un suo assessore non l’ha seguita più, nella successione di segnali e simboli da dare alla cittadinanza. E ha votato contro la decisione del Comune di costituirsi parte civile nel processo contro l’ex tecnico comunale ed altre due persone, una delle quali imparentata col clan Ruga. Ultima goccia, che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Di disattenzione soprattutto della politica centrale. Che non capisce cosa voglia dire essere sindaco di un paese di frontiera, come Monasterace in Calabria. Che non si interessa di aiutare concretamente, e quindi innanzitutto economicamente, quel primo cittadino che si sta impegnando per cambiare la vita e la cultura di una terra, feudo dei clan.

Antimafia significa appunto questo, gesti concreti, come quelli che Maria Carmela Lanzetta- come Elisabetta Tripodi a Rosarno o prima Caterina Girasole a Isola Caputo Rizzuto – stava portando avanti. “Le mie dimissioni non sono un atto d’accusa verso qualcuno in particolare, ma verso chi dimentica i piccoli paesi”, spiega con la sua solita voce calda Maria Carmela Lanzetta. Ci aveva creduto, nel fare la sua parte, nel tornare a casa ed impegnarsi, a far cambiare le cose. Ed era andata avanti, dopo che le hanno bruciato la farmacia di famiglia – mettendo a rischio le loro stesse vite- e dopo che la sua auto era stata data alle fiamme. Era andata avanti, nonostante le minacce ripetute e le denigrazioni diffuse, per lei, come per le altre sindachesse da chi dietro pseudonimi le ha accusate di protagonismo e interessi personali.

Ora però lascia. Anche se poi dice a Trame di essere pronta “ritirare le dimissioni, se qualcuno viene a fare l’assessore all’Urbanistica con me”, dice. Aveva lasciato, perché si era sentita sola. Perché la sua battaglia – contro nemici enormi – non è stata sostenuta concretamente. Ed è per questo che le sue dimissioni sono una sconfitta cocente, per l’Italia intera. Perché lei, che era diventata un simbolo, voleva solo essere il sindaco normale di un paese normale.

Ma questo non è Monasterace, questo non è la Calabria, dove i Comuni- ultimo Taurianova- continuano ad essere sciolti per infiltrazioni, a volte anche più volte. Perché non è riuscita, nonostante gli sforzi e le fatiche- Gratis – a rispondere “ai bisogni essenziali” della gente. E uno Stato che non sa dare risposte ai suoi cittadini è uno Stato che fallisce. Io spero davvero che ora quell’assessore si trovi. Che lei ritiri le sue dimissioni, che nonostante tutto continui nel suo percorso.

ps. Prima di sentirla dopo le dimissioni, ho visto l’ultima volta Maria Carmela Lanzetta a Lamezia Terme, al festival Trame, dove insieme ad Elisabetta Tripodi raccontava la loro sfida della normalità, in questi paesi dimenticati da tutti. Dove i rifiuti restano a terra e non fanno notizia. Dove viene bruciata la farmacia di un sindaco e tutto- o quasi – ancora tace. Con semplicità e con la sua “naivete” – secondo Goffredo Buccini, che all’esperienza delle sindachesse anti ndrangheta ha dedicato un libro reportage “L’Italia lagiù” – ha descritto la sua quotidianità faticosa. Era stanca. E lo si leggeva sul suo viso, nonostante il sorriso aperto. Non immaginavo potesse così velocemente arrivare alle dimissioni. Ma sentirsi abbandonati, quando si fa così tanto, deve essere una delusione amara. Che lo Stato ora ha sulla coscienza, perché ancora una volta ha perso l’occasione di sottrarre un pezzo di terreno alle mafie.

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Ultimi commenti

  • raffaella 10 luglio 2013 / ore 19:55

    Ha perfettamente ragione, Massimo. Spero che anche Maria Carmela Lanzetta ci ripensi. Grazie RC

  • massimo greco 10 luglio 2013 / ore 16:03

    quando lo stato abbandona intere zone al potere occulto ma manifesto delle cosche mafiose è come se un padre o una madre lasciassero sapendolo un proprio piccolo in mano a un pedofilo…..ancora più grave è che quando persone della società civile come Maria Carmela Calzetta,Elisabetta Tripodi e Caterina Girasole trovano il coraggio di mettere in gioco la propria persona,i propri familiari e le proprie attività per provare ad uscire da un clima di omertà,di perenne silenzio di interi paesi del sud sotto il controllo totale di famiglie mafiose e fanno tutto questo solo per l’interesse comune dello Stato e dei cittadini, vengono abbandonate al loro destino senza alcuna protezione e aiuto da parte di nessuno.Mi chiedo dove sono le forze dell’ordine,dove sono le istituzioni ecclesiali,dove sono i cosidetti “poteri forti” dello Stato? Tutti poco attenti e semplicemente distratto o invece come le “tre scimmiette” pagati e prezzolati per non vedere,sentire e parlare? Ecco perchè il nostro Stato o meglio il loro Stato è ormai solo una copia sbiadita e incolore di quello che dovrebbe essere secondo la Carta Costituzionale….ed ecco perchè la gente comune sente inascoltato il suo grido d’aiuto ed è sempre più lontana dallo Stato e da chi lo rappresenta in modo indegno…Carissime Maria Carmela,Elisabetta e Caterina è grazie a persone come voi che abbiamo tutti ancora una possibilità di futuro e di speranza.Siete con la vostra solare e limpida onestà il FARO da seguire e da imitare…NON MOLLATE MAI tanta gente onesta come voi vi è accanto e vi sosterrà sempre…sperando che le istituzioni dello Stato si sveglino al più presto dal Sonno della Ragione che genera solo MOSTRI!!!!!!