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La Corte: “fu omicidio la morte di M. Concetta Cacciola”

Un manifestato a lutto è appeso da due anni davanti all’ingresso di una villetta ocra a Rosarno. Cacciola Maria Concetta, anni 31. Morta, per l’acido muriatico che dentro le aveva bruciato tutto. Morta, per mano diretta di qualcuno, ora ipotizza la Corte d’Assise di Palmi, che non crede al suicidio della testimone di giustizia, figlia di una famiglia di ‘ndrangheta. Il manifesto è appeso sui muri di quella stessa casa dove abita chi è stato condannato per maltrammenti nei suoi confronti: i genitori e il fratello. I giudici hanno rimandato gli atti alla Procura, che dovrà riprendere in mano le indagini alla ricerca di chi avrebbe fatto ingerire quell’ acido muriatico a Maria Concetta Cacciola.

Era pronta a lasciare la sua casa nell’estate 2011, verso una località protetta. Aveva rapporti costanti con un carabiniere, Maria Concetta. Aveva già cominciato la sua collaborazione e loro dovevano andare a prenderla, quando lei volesse. Ma lei aveva chiesto di aspettare ancora, perché la figlia aveva la febbre alta. Sembrava convinta della sua scelta e sembrava forte, raccontano inquirenti ed investigatori che avevano accompagnato il suo tortuoso cammino. Il sospetto di un delitto fin dall’inizio è stato sullo sfondo delle indagini, ma la perizia del medico legale avallava l’indagine del suicidio. Ed è da qui infatti che ripartiranno le indagini, come richiesto dalla Corte d’ Assise di Palmi, da quella perizia.

La storia di Maria Concetta è la storia- triste – di chi ha cercato disperatamente di uscire dal gorgo del suo mondo. E non ce l’ha fatta. Una storia iniziata, quando al figlio sequestrano un motorino. Storie di ragazzini, ma per lei- in caserma- quell’occasione diventa l’ancora che appare all’improvviso, a cui attaccarsi, alla ricerca di un’altra vita. Comincia tra le lacrime il suo racconto. Che andrà indietro negli anni e ricostruirà un’altra storia di una donna, condannata a spegnersi. Prima con un matrimonio non voluto, poi con una barriera di restrizioni e divieti imposti. Quindi con i ricatti dei sentimenti, quando lei decide di uscire da quel mondo. Quando lei prova a ricostruirsi un suo mondo, anche attraverso un nuovo amore. Conosciuto su facebook.

La fanno passare per pazza, la costringono a ritrattare. La minacciano di non farle più vedere i figli e Maria Concetta cede. Torna a casa e va incontro al suo destino. Va incontro a quell’acido muriatico, che le brucia tutto da dentro. A cominciare da quella bocca e quella lingua, che avevano osato parlato. Che avevano osato tradire.

La storia di Maria Concetta Cacciola è “una storia emblematica”, commenta ora il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo. Ed ha ragione, perché nella sua storia c’è l’emblema di molte facce della Calabria più violenta, più lontana. Più crudele, più sconosciuta.

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