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Troppa Berlusconeide sui giornali?

Al mare – “Troppo”. “Noioso”. “Superfluo”. “Fuori dal mondo”. “Chi se ne frega”. “Io anche per questo compro meno i giornali!”.
Mentre le onde del mare progressivamente si gonfiavano, presagio del futuro temporale notturno, anche la discussione in terrazzo si infervorava intorno ad un aspetto delicato e cruciale in questo momento: il racconto della politica- e lo spazio dedicatole – in quest’estate, che non è stata estate.
E poiché sono convinta che i giornalisti debbano il più possibile essere tra la gente e ascoltarla, mi fa piacere condividere con voi degli spunti (pochi) di questa conversazione, ampia, complessa, articolata. Il campanello d’allarme mi si è acceso quando una delle commensali, un affermato avvocato, confessa, quasi stupita con se stessa: “perfino io ormai quelle pagine lì non le leggo più, perché sono troppe!”
“Le pagine lì” sono il caso Berlusconi con tutte le varie scie, dagli scenari procedurali sulla decadenza, alle discussioni ora sull’amnistia, ora sulla grazia, fino a tutti i tira e molla politici, quelli ufficiali e quelli del dietro le quinte. “Non almeno 12 pagine ogni giorno e per tutto il mese di agosto, non tutti quei dettagli tecnici o quei lunghi retroscena”, si infervora la scrittrice-critica d’arte, mentre porta in tavola i sapori del Mediterraneo, che ama e maneggia con maestria. Così, mentre la menta schiudeva il suo profumo nascosta nello tzaziki, io cercavo “semplicemente” di obiettare che “in fondo questa non è stata un’estate come le altre, che dalla condanna del primo agosto di Berlusconi dipendono le sorti del Governo, che le questioni giudiziarie-procedurali sono varie e complesse, che intorno alla decadenza del Cavaliere ruota volente o nolente la storia politica d’Italia degli ultimi 20 anni, ma pure gli equilibri della sinistra, ecc ecc”. La mia arringa per la categoria la interrompe perentoria chi è abituata a farle per professione, le difese.
“Prendano tutti atto che con quella sentenza la Seconda o Terza Repubblica è finita e se ne facciano una ragione”, taglia corto l’avvocatessa, che racconta le sue impressioni su quel primo agosto passato proprio in Cassazione, mentre prende la prima porzione di cous cous e poi di zuppa di pesce. C’è un effetto saturazione nei lettori, rispetto alle vicissitudini del Cavaliere e tutti gli incastri politici?

Mentre mi lascio stuzzicare dalla punta di zenzero, perfetta per valorizzare totani e calamari, comincio a pensarlo. E comincio a seguire la conversazione, come se avessi davanti un sondaggio di cui tener conto.
“Nel frattempo, in Egitto e in Siria ci sono centinaia di morti in rivolte e ora si prepara forse una guerra”, rincara la studiosa di cinese antico, appagata però in questi giorni dalla lettura del processo di Bo Xilai. Lo faccio notare a lei, come alle altre, citando reportage e interviste su Siria e Egitto, che non riempiono però 12 pagine, lo ammetto. “Perché non sintetizzare gli aspetti principali sul giornale e rinviare al web, invece, tutti gli approfondimenti e le schede più tecniche, per addetti ai lavori o appassionati più irriducibili di politica? “. Il tema c’è, senza dubbio. Sotto accusa, ci sono soprattutto i quotidiani, i retroscena politici e l’ampiezza – su una testata più di tutte, fa notare una sua convinta lettrice  – dello spazio, per la “procedura” giudiziaria. “Sembra proprio una questione personale. Perché non concentrare invece tutto in un paio di pagine, dopo i primi giorni dalla sentenza? Se tu avessi un pezzo sui nuovi tappi per le bottiglie di vino, forse ti incuriosirebbe all’inizio , ma alla 30esima riga o al settimo giorno (anche Dio in effetti si riposò..) dello stesso argomento girato da prospettive diverse non ne potresti più, no?”, mi chiede la cuoca-artista, che cita le sezioni a pagamento sul web del Financial Times. Il tema – dunque – si fa ancora più serio e meno male che il vino freddo è un compagno fedele, insieme all’attesa di quella squisita “crema della nonna”.  Sono sola, praticamente, sul mio fronte.
“Perché se la notizia è stata già data e digerita il giorno prima su Internet, ascoltata in radio o tv, sintetizzata in un titolo sugli schermi in metropolitana, i giornali devono offrire di più, andare avanti”, argomento. Ma è poi questo davvero quanto i lettori vogliono?
In questa bellissima casa, ogni giorno a colazione davanti al mare c’è Corriere della Sera, Repubblica, (La Stampa si legge sul lido, questo è il rito) e IlSole24ore e Financial Times, soprattutto nel weekend. Insomma, grandi lettori, si direbbe. “Che dovrebbero pesare come i grandi elettori per una testata e invece non è così”, rincara la padrona di casa, che riconosce – però – la qualità del servizio offerto dal web. “In caso di notizie dell’ultim’ora soprattutto”, precisa, come a circoscrivere la sua apertura. La difesa invece è corale per i reportage (la mia passione!), ora dai fronti roventi del Mediterraneo, come dalle storie più varie della cronaca italiana. Giornalisti, occhi dei lettori e degli ascoltatori, portati attraverso le parole in giro per il mondo, con taccuini e microfoni trasformati in ponti di emozioni. La mia pietra miliare, il mio modo di intendere la professione.
Su questo eravamo tutte concordi (è stata una cenetta tutta femminile, a chiusura del weekend), come sulla bontà di quel gelato freschissimo, da gustare con frutti di bosco.  Ho pensato alle dinamiche dei media in generale, dei giornali in particolare. Ho in mente risfogliato le pagine di primo piano di questo mese d’agosto, ma anche gli equilibri delle varie redazioni o le sensibilità dei vertici, che si estrinsecano pure nel numero di pagine dedicate alla politica. In una veloce carrellata silenziosa, ho raccolto le firme dei “retroscenisti, notisti, commentatori politici” e mi sono immaginate le varie scene delle riunioni di redazione. Troppo lontane, forse, dal mondo di fuori?, chiedono le mie amiche. Lontane sia dalle conversazioni da bar, che – a quanto pare – dalle opinioni di parte dei propri lettori, talvolta. Ma quanto noi giornalisti ce ne rendiamo conto? Quanto spesso non prevalgono altre componenti? Una cosa è certa: non c’è ricerca di mercato che tenga, la risposta- e il futuro- per questo mestiere sta sempre nella strada. E nella gente. Non per seguirla e assecondarla, a tutti i costi. Assolutamente no, anzi, difendo il coraggio di insistere anche su questioni non popolari e di sicuro rifuggo tutto ciò che diventa “populista”.
Altro è invece sentire le reazioni al nostro lavoro. E non dimenticarci mai di essere parte del mondo là fuori e non solo di quello dei palazzi, della politica, di Giustizia, delle aziende o così via, e riflettere su quanto si muova. Recettivi verso possibili spunti, come per le notizie.
E’ stato “eccessivo” lo spazio attribuito al caso Berlusconi in questo mese d’agosto? Ve lo chiedo. La domanda me la sono posta anch’io, mentre decine di fulmini illuminavano cielo e mare. E la voce delle onde, proprio sotto il nostro terrazzo, si imponeva sulle nostre (per fortuna!).
Ps Anche per colpa di quest’estate, che non è stata davvero estate, Storiacce blog è rimasto un pò troppo in silenzio, come mi ha fatto notare una fedele lettrice. E poiché ascolto il più possibile chi mi segue (e dal momento che poi è vero soprattutto), provvedo.

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Ultimi commenti

  • country radio live 23 aprile 2014 / ore 13:50

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  • Gino Latino. 26 agosto 2013 / ore 21:43

    Raffaella, non se ne può più, è inammissibile che stampa e TV diano spazio a questi cialtroni, è ora di finirla.

  • Raffaella 26 agosto 2013 / ore 21:16

    Il dibattito si sta animando soprattutto sulla pagina facebook “Storiacce”, ma poi arriverà anche qui. Lo sintetizzerò, per chi non fosse su facebook

  • marcello fois 26 agosto 2013 / ore 20:41

    in una “storica” puntata di servizio pubblico, Berlusconi disse a Travaglio ” il manettaro isterico” “” Berlusconi e il CORE BUSSINES del Fatto Quotidiano” invece avrebbe dovuto dire che Berlusconi e il CORE BUSSINES di tutti i giornali di SX, purtroppo trascinando per smentire/contradire talune affermazioni anche i giornali di centro DX…..