Radio24 | Il Sole 24 ORE

Giordano: matrimoni, tradimenti e linee d’ombra

Sarzana- “E adesso in questo mio momento di vuoto, ciascuno di voi avrà pensato ai propri tradimenti. Io ne ho fatti tanti e ne pago le conseguenze”. L’applauso è nato spontaneo ed ha segnato una sorta di fine primo atto nell’intervento al Festival della Mente di Paolo Giordano. Maglietta bianca, jeans e una pila di libri poggiati sul tavolino, insieme alla bottiglietta d’acqua, a cui ricorre ogni tanto. Trascurando brocca e bicchiere, elegantemente preparati.

L’emozione palpabile nella voce dello scrittore torinese, scoperto col successo editoriale de “La solitudine dei numeri primi”, investe il pubblico, che insieme a lui “attraversa la linea d’ombra”. Si tradisce solo chi ti appartiene ed è vicino. “Tradisce” il suo mondo – penso ascoltando – anche la figlia di una famiglia di ‘ndrangheta, quando rompe i legami, rinnega le regole del clan e passa dalla parte della Giustizia. Forse perché, “per iniziare a vivere – scrive il filosofo James Hillmann – bisogna imparare a tradire. Con tutto il dolore che comporta”. Un tradimento, per entrare nel mondo della responsabilità, anche. Più ci penso, più percepisco – più forte di ogni verbale d’inchiesta – il travaglio dei pentiti. Anche questo è come un “ingresso nella vita adulta”, nella propria vita adulta, di una scelta consapevole e sofferta a volta. “Si entra nella vita adulta con il lavoro e il matrimonio, ed entrambe sembrano strade ostruite”, riflette Giordano, nella sua carrellata di aneddoti personali e letture, da Fitzgerald a Kafka, da Coetzee a Pavese.

“Ero contrario al matrimonio, ma poi ho capito, al di là di ogni liturgia, il valore simbolico e necessario del passaggio, dell’idea che stai fondando qualcosa, una coppia, una famiglia, una nuova fase della via”. Parole autentiche, sincere, vissute. Emozionanti, anche quando cita le polemiche sulle unioni gay: “perché se si toglie a delle persone la possibilitùà di arrivare al matrimonio, si toglie loro la possibilità del passaggio. E li si condanna a una adolescenza perenne”. Il diritto di rifondarsi. Il valore della crescita. E del passaggio, quando però “il matrimonio non sia di quelli che accadono” semplicemente.  Ma perché a volte non si vuole compiere il passo almeno a livello simbolico? Dalla lettera al padre di Kafka, alle parole di Giordano la domanda arriva sulla platea gremita. Che la porta con sé anche all’uscita.

Ps. Io l’ho liberata poi nell’aria, ore dopo, durante il concerto di Ramin Bahrami, col suo Grand Tour musicale in Italia con Bach e Scarlatti, alla Fortezza. Il corpo di questo bravissimo pianista iraniano era tutt’uno con i tasti e la melodia (ecco un assaggio del concerto di Bahrami, cliccare per ascoltare). Un’altra volta, avevo assistito ad un concerto di musica classica in una fortezza antica, era a Salisburgo. E Mozart scaldava il cuore, con i sogni.

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.