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Siete “creativi”? Bartezzaghi accende “Il falò delle novità”

Sarzana – Cosa resta della creatività, quando puoi mandare letteralmente a quel paese il tuo i-phone e lui replica, impeccabile (e antipatico) : “faccio finta di non aver sentito” ?! “Resta la mitologia”, risponde deciso Stefano Bartezzaghi, che tradendo il dichiarato intento di “volerne starne alla larga”, scompone, analizza e canta la creatività, accendendo “Il Falò delle Novità” (Utet, 238 pagine, 12 euro).

Creatività come risveglio, ma anche come sogno. Creatività come sfida, che diventa vincere le sfide. Creatività, come quella richiesta, o meglio reclamata all’ex ceo di Microsoft, allontanato dalla sua poltrona anche per la sua incapacità di innovare. Di avere visione. “Ecco che allora la creatività non è più solo degli artisti, ma la capacità di sorprendere riguarda pure le sorti delle aziende”. E non a caso nel calcolo del Pil Usa e presto anche in quello europeo le spese per la cultura verranno calcolate come investimenti.

Parte da qui, da questa prima immagine, che avrete già sentito in un’intervista a Radio 24, il dialogo di Bartezzaghi, enigmista e saggista, con Massimo Recalcati, psiconalista, sull’ “arte al tempo delle generazioni sperdute. Eredi o creativi?”, si chiede il Festival della Mente di Sarzana.

Creatività, come mitologia di chi canta per strada “I wanna live forever”, secondo il ritornello della celeberrima colonna sonora del telefilm “Fame”, Saranno famosi (lo adoravo). Ricordate la scuola d’arte di New York, Leroy il ballerino, il pianista, la cantante e quella incredibile scena di un taxi fermo a Manhattan, per dare modo a centinaia di persone di suonare, cantare e ballare sui tetti, per strada, sulle auto? Per facilitare lo “scoppio di creatività” ed esserne poi investiti? Creatività come contagio.

Me lo sono ripetuto tante volte questo binomio, creatività-contagio, mentre vedevo tutti gli altri pezzi di creatività ardere uno dietro l’altro, come i rametti portati in spiaggia per i falò di Ferragosto. Il contagio, che diventa occasione, per gli studenti della scuola di “Saranno Famosi”, in un quartiere difficile. Occasione, molto spesso però negata ai più, in contesti così. E ho pensato alle tante periferie grigie e abbandonate, in una parola brutte, che ho attraversato per le più diverse “emergenze” di cronaca. Qui, il contagio è una parola nota solo nella sua accezione negativa, di trasmissione di virus, qui con molta più fatica si accende e si alimentà il falò della novità.

Creatività, che è però anche passato. E’ Telemaco, come ricorda Recalcati, che ha in sé la storia di Ulisse, suo padre e poi va avanti, verso la sua, di storia. Creatività che quindi non può mai essere “rottamazione”, “slogan efficace, ma sbagliato”, concordano dal palco di Sarzana Recalcati e Bartezzaghi, col consenso della platea. “Pure Renzi nel suo libro è andato “Oltre la Rottamazione”, punzecchia lo psicanalista. “Anche se poi si è ritirato su posizioni più dialettiche, il personaggio ormai c’era”, analizza il semiologo. Perfetto ping-pong, che ha aperto uno squarcio sull’attualità politica all’interno della conversazione, che svela quanto la creatività sia “macchina magica e infida, enigma per solutori oltremodo esperti”, come recita la quarta di copertina del Falò bartezzaghiano.

Creatività, che è però anche “leggera”, per dirla con Italo Calvino, da essere condivisa pure nei 140 caratteri di un tweet. Perché se la “leggerezza” è “operazione di sottrazione di peso”, allora è una “collezione di piume” la raccolta dei tweet per definire la creatività, studiata dall’enigmista. O meglio, una pioggia di lapilli di un fuoco, non solo ferragostano.

ps. La creatività resta comunque anche qualcosa che ti scorre nelle vene. Come quella vista e ascoltata con i fratelli Servillo, Peppe e Toni Servillo, che hanno portato alla Fortezza di Sarzana le mille facce di Napoli. E innanzitutto la loro, teatro puro.

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Ultimi commenti

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    Se ti interessa, nei prossimi giorni al Festival Crisalide di Forlì parliamo di “ragione creativa”. Lo facciamo anche in senso critico, perché la parola “creatività” è diventata una sorta di lasciapassare: nella politica, nella filosofia, nella pubblicità… Un lasciapassare che rischia di svuotarsi ogni volta di più.
    Qui trovi il programma del Laboratorio filosofico, organizzato da Paolo Vignola all’interno del Festival: http://www.crisalidefestival.eu/CRISALIDEXX/FILOSOFI/Laboratorio_filosofico.php