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Decadenza e interdizione per Berlusconi. Chi arriva prima?

Da una parte la decadenza, dall’altra l’interdizione. Due percorsi paralleli, due tempi diversi, ma un unico effetto: l’allontanamento di Silvio Berlusconi dallo scranno di senatore, dopo la condanna definitiva a 4 anni, per frode fiscale, nel processo Mediaset. Anche se ora il destino del Governo si gioca nella Giunta per l’immunità di Palazzo Madama, intorno alla legge Severino tra Consulta, Corte dei diritti di Strasburgo e quella europea di Lussemburgo, la sorte politica del Cavaliere potrebbe in realtà essere decisa prima dai giudici meneghini, che il 19 ottobre riapriranno un nuovo dibattimento di secondo grado. Missione, ricalcolare gli anni di interdizione dai pubblici uffici, come chiesto dalla Cassazione il 2 agosto. Non più 5 anni, come inizialmente stabilito dalle sentenza, ma andranno da uno a 3, come vuole la legge tributaria.

Anche solo un’udienza potrebbe bastare per stabilire per quanto tempo Berlusconi non potrà ricoprire incarichi pubblici. Entro metà ottobre, invece, la difesa dell’ex premier potrà scegliere se chiedere l’affidamento ai servizi sociali o ai domiciliari per scontare la pena: un solo anno, visto che tre dei 4 della condanna sono coperti da indulto.

Contemporaneamente, procede l’iter per la decadenza di Berlusconi, stabilita dalla legge Severino per i condannati a pene superiori ai 2 anni. E anche se il voto della Giunta ora fa tremare l’esecutivo, in ogni caso dovrà essere confermato dall’aula di Palazzo Madama. Questo, ovviamente, nel caso in cui non si decidesse di inviare gli atti alla Consulta, come vorrebbe il Pdl, o di sentire prima il parere della Corte europea di Giustizia, a Lussemburgo (diversa da quella dei diritti dell’uomo di Strasburgo, a cui si è rivolto il Cavaliere contro la sentenza Mediaset e contro la legge Severino).

Perché in tal caso, potrebbero passare mesi anche prima di una pronuncia sull’ammissibilità o meno del ricorso. Al di là quindi dello scontro ora in atto, prima potrebbe arrivare il verdetto della Corte milanese per l’interdizione. Anche se pure questo, in teoria, può essere nuovamente appellato. E la saga continua…

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