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Ritorno al Giglio, tutti sull’isola per la rotazione della Concordia

Tutti sono di nuovo lì. Intorno alla grande balena, pronta per l’intervento “mai provato prima”. Intorno alla Concordia, adagiata sugli scogli davanti al porto da 20 mesi, ci sono i 500 uomini che lavoreranno alla rotazione della nave che qui finì il suo viaggio; ci sono i ricordi dei sopravvissuti al naugragio e le lacrime dei familiari delle 32 vittime; ci sono le preghiere di chi non ancora riavuto nemmeno un corpo da seppellire (due i corpi ancora dispersi). Ci sono più di 400 giornalisti di ogni parte del mondo. E ci sono soprattutto tutti i gigliesi, catapultati loro malgrado da un anno e mezzo in mondovisione. Dopo che quella notte del 12 gennaio 2012, quel gigante di 11 piani andò a sbattere contro gli scogli delle Scole. Con i suoi quattromila passeggeri.

C’è Mario, oggi come allora sulla banchina del porto, lui che quella notte mentre tutti abbandonavano la nave, con i giubotti di salvataggio indossati sopra agli abiti da sera, salì a bordo, per dare aiuto; c’è Valeria, che corre ad aprire la scuola, per accogliere i naufraghi. Che lì poi lasceranno su fogli e pareti i loro pensieri, le loro paure e i loro ringraziamenti, in tutte le lingue. C’è don Lorenzo, che lasciò che i paramenti sacri scaldassero quelle donne, quei bimbi, quegli uomini bagnati e terrorizzati. E ci sono tutti gli altri, che andarono a prendere coperte e vestiti; e quelli che rimasero tutta la notte sugli scogli, per tendere la mano a chi approdava sull’isola, col panico negli occhi. Ci sono poi tutti quelli che aprirono le loro case e poi gli alberghi, per accogliere familiari dei naufraghi, operatori e poi anche flotte numerose di giornalisti. Ci sono tutti i gigliesi, “che come tutti gli isolani, all’inizio sembrano chiusi, poi ti danno il cuore, come quella notte”, come scrive Uto Ughi, nella prefazione al libro che ha raccolto- a futura memoria – tutte le testimonianze dei protagonisti di “Quella notte al Giglio” (Edizione Effigi, 128 pagine, 12 euro), di Cristiano Pellegrini. Da quel 12 gennaio 2012, lui- collega gigliese- è la memoria, per conto del Comune, della lenta agonia della Concordia. E ogni rantolo conosce della grande balena, col suo mondo capovolto e allagato, che si prepara a lasciare l’isola.

Per questo ci sono di nuovo tutti, per seguire dal porto, dai maxischermi, dalla parte alta dell’isola o dalle terrazze del Saraceno (la migliore visuale sulla nave, come ho potuto sperimentare personalmente l’anno scorso: il terrazzino della mia stanza era ad un passo dalla Concordia illuminata sempre, come quei malati in terapia intensiva che bisogna tenere sempre sotto controllo) le delicate operazioni per rialzare la nave e stabilizzarla. Pronti ad intervenire, se dovesse sversare in mare tutto quanto le è rimasto nelle viscere (anche se di tanto è stata svuotata in questi mesi). O se dovesse davvero rischiare di spezzarsi, ipotesi che il commissario straordinario Franco Gabrielli ha definito però “remota”. Ci saranno tutti, e ancor di più, sull’isola del Giglio di nuovo al completo – ancor di più dell’anno scorso – per cominciare a salutare la grande nave. Che resterà poi- in ogni caso- ancora lì, davanti al Giglio, per mesi, finché non ci saranno le condizioni per portarla nel porto che dovrà occuparsi della demolizione (forse Piombino, ma la battaglia per aggiudicarsi il grande affare della Concordia è tutta ancora aperta).

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Ultimi commenti

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