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Concordia, ecco la grande scena del crimine

Come in un’ enorme scena del crimine, una doppia linea arancione chiude lo spazio intorno alla Concordia. E traccia il perimetro del grande cantiere galleggiante, regia dell’operazione di rotazione della nave, naufragata davanti all’Isola del Giglio il 13 gennaio 2002, insieme a 32 persone che non riuscirono a raggiungere la terra. Due corpi non sono ancora stati restituiti ai loro cari.

Quella doppia striscia arancione – le panne di contenimento – è anche la protezione dell’isola, dal rischio di inquinamento per lo sversamento dei liquidi ancora stipati nelle viscere della nave.  L’intervento, che ha un solo precedente nella Seconda Guerra Mondiale a Pearl Harbour, è iniziato alle 9, con tre ore di ritardo rispetto al calendario iniziale, a causa delle forti piogge della notte.

Dopo mezzanotte un temporale violento ha schiaffeggiato l’isola e il rombo dei tuoni si confondeva con l’eco dei fuochi d’artificio, per la festa del patrono, San Mamiliano. Lo sentivo fortissimo, dalla mia stanza. E da lì ho già pensato e temuto che avrebbe avuto ripercussioni sui tempi dell’operazione. Così è stato, ma alle 5 tutti erano comunque già al porto, con pochissime ore di sonno all’attivo, ma con un pieno dell’ adrenalina delle situazioni difficili.

Ci siamo ritrovati tutti lì, dopo esserci lasciati da poco. Poi è iniziata l’attesa: prima mezz’ora di ritardo, poi due, quindi tre ore. Quindi alle 9 il via libera, dato da Nick Sloane, il super capo dell’intervento, dalla chiatta Polluce. (Chissà se in onore della stella della costellazione dei Gemelli o pensando al fratello di  Castore, figlio di Zeus e Leda) . A quel punto sull’isola era ritornato un bel sole.

Sul molo, occhi da tutto il mondo, per vedere da vicino la rotazione della nave, che dopo 10-12 ore dovrebbe tornare di nuovo in verticale. Ma “dipenderà anche dalle condizioni della parte sommersa del relitto”, precisano i tecnici. E quella nessuno le conosce. Ma tutti aspettano con fiducia, come se il raddrizzamento della grande balena d’acciaio dovesse diventare metafora della risalita del Paese. Come se da questa operazione quasi senza precedenti si volesse lavare anche l’immagine del Paese, naufragata con la Concordia un anno e mezzo fa e con il racconto in mondo visione delle gesta di capitan Schettino.

su twitter @rafcalandra e sulla pagina facenbook Storiacce vi aggiorno in tempo (quasi) reale.

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