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Il lento addio del Giglio alla Concordia

Isola del Giglio – Come in un lento addio. Fermi sugli scogli della Gabbianara, lontano dai primi turisti venuti a fotografarsi, i gigliesi cominciano a salutare la balena d’acciaio, rimessa in piedi. Divenuta da un anno e mezzo parte del loro orizzonte quotidiano. E alla fine amata, come tutto ciò che il mare restituisce.

Hanno pianto per la riuscita dell’impresa, in quella notte senza riposo. Hanno pianto per questa facciata che sembra un palazzo bombardato e fa ricordare l’altra sera, quella del disastro: con la corsa a salvare i passaggeri e il dolore per i 32 che non sono mai scesi a terra. Ma hanno pianto  i gigliesi anche per la nave in sé. Destinata ora alla distruzione e contesa tra più porti. E quasi non vorrebbero lasciarla andare, anche se allo stesso tempo aspettano il momento che sparisca dalle loro vite per allontanare gli incubi e tornare alla normalità. “Se potessi la porterei a casa”. “E’ come una creatura vivente”. “C’è stato come uno scambio di affetti tra noi e la nave in questi mesi”. “C’è un rapporto con ciò che viene dal mare che chi sta in città non può capire. La nave per chi naviga è la casa, l’equipaggio la famiglia”.

C’è un prima e un dopo Concordia nella vita del Giglio, per dirla con le parole di don Lorenzo. Tante cose sono cambiate, fuori e dentro quest’orgogliosa isola dell’arcipelago toscano. Che abbraccia come un eroe Nick Sloane, il regista dell’operazione più difficile, la riemersione del relitto, ma non riesce davvero a festeggiare intorno ad un luogo, divenuto tomba per tante persone, né davvero riesce a riporre le paure per le prossime tappe del progetto di rimozione della Concordia, “curve altrettanto insidiose”, secondo il vicesindaco Mario Pellegrini, che quel 12 gennaio 2012 salì a bordo della Concordia, mentre tutti scendevano.

Forse, quando sarà partita, al posto della Concordia sarà lasciata una targa, semplice, sugli scogli della Gabbianara. In memoria di quello che è stato. Ma nulla che possa diventare nuova attrazione per fotografi da scene del delitto, che a centinaia sono sbarcati nei mesi su quest’ isola, catapultata suo malgrado in mondovisione. E questo ha cambiato gli abitanti, anche dentro.

“Tutti gli isolani sono considerati misantropi e anche noi, in fondo un pò lo siamo. Ora siamo diventati più aperti, senza dubbi”.

Sul porto, tra i tavolini dei bar o seduti sulle panchine, i marinai dell’isola, con le loro facce rigate dal vento e dal mare,  salutano e abbracciano, come l’amico di una vita, questi ragazzoni alti, con i colori di un’altra parte del mondo. Sono diventati ormai parte integrante della comunità i 500 addetti al grande cantiere galleggiante. Come parte dell’isola sono diventati pure i familiari delle due persone tutt’ora disperse:  Kevin Rebello, il fratello di Russel cuoco indiano, che ad ogni festa comandata scrive agli albergatori che l hanno ospitato per mesi; o Elio Vincenzi, marito di Maria Grazia Trecarichi, che sulla nave Costa era andata a festeggiare i suoi 50 anni.

“Mi è comparsa davanti piano piano, nella foschia. Di lù, sembrava una nave normale, che porta a spasso turisti. Di qua, solo fantasmi, un animale ferito. Io ricordo i saloni luccicanti, che mia moglie mi fece vedere su Internet, prima di partire. E ora mi rattrista l’idea che venga distrutta, perché lì è stata per l’ultima volta mia moglie. E lì, su queste navi era felice”.

Sul porto, il vento porta via le lacrime, che questo silenzioso professore vorebbe trattenere, ma ancheper lui ora è cominciato il lento addio alla Concordia. Paritirà la nave, partiranno le televisioni di mezzo mondo, e partiranno pure tutti gli addetti al grande cantiere, che qui hanno trovato nuovi amici, compagni di birra e non di rado, pure amori. E si narra che presto nasceranno i figli della Concordia.

E chissà, forse il mare potrebbe riportare indietro qualcuno…

Per ora, sulle facce bruciate dal sole degli abitanti del Giglio, anche nei giorni della gioia per l’impresa riuscita,  c’è soprattutto la malinconia che ogni addio porta con sé. A lungo.

*Sabato alle 13.15 e domenica alle 8.15 su Radio 24 un altro mio reportage dal Giglio, sul lento addio alla Concordia.

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