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Saluti da Pinetamare

Una macchia mediterranea sopravvissuta. Una successione di palazzoni voluta. Svetta tra scatoloni abbandonati e pilastri sequestrati la sagoma di un Cristo che il madonnaro ha voluto più grande pure delle dimensioni umane. E anche se le sue braccia sono aperte verso il cielo, una sensazione di minaccia arriva pure da questa statua. In una terra dove tutto aggredisce. L’imponenza dei palazzoni, a ridosso della spiaggia; il muro unico di cemento; i fori dei proiettili; la ruggine dei pilastri;  il caos del traffico. Le urla della gente.  E finanche il sole, senza riparo, nei riverberi dell’asfalto. Saluti da Pinetamare, scrive nelle sue cartoline Salvatore Santoro, il fotografo che per tre anni ha immortalato 54 km della Domitiana, nl cuore più feroce della statale che attraversa la costa nord della Campania: Licola, Mondragone, CastelVolturno, Villaggio-Coppola, Pinetamare. “Erano i luoghi delle mie vacanze 25-30 anni fa. Ma proprio allora – racconta- cominciò il boom edilizio legale ed illegale, che cementificò tutta l’area, rendendola simbolo dell’abusivismo e della distruzione ambientale”. E illegalità chiama illegalità. Qui la camorra dei casalesi catalizza il suo traffico di rifiuti illeciti; qui i neri provenienti dal Senegal vengono sfruttati e dimenticati.  Qui lo Stato si scorda di se stesso.  E se il tritolo fece cadere le torri del Villaggio Coppola, le voragini di quegli ecomostri non sono mai state riempite da seri e costanti progetti di riqualificazione. Per una terra che era bellissima e che doveva diventare tra i principali punti di richiamo turistico.

Prima che in una calda sera di luglio del 1989 ai passanti in cerca del fresco dovesse capitare di sentire per la prima volta l’eco di un kalashnikov. “Ed era contro delle persone. Mai avrei immaginato quella sera di dover scappare con delle bottiglie di birra in braccio e doverci guardare indietro”. E’ questo il primo saluto da Pinetamare, la prima cartolina che Salvatore Santoro ha voluto spedire. Prima delle braccia di Cristo; prima delle facciate sbrecciate; prima dei materassi affollati.  A cui rivolge un obiettivo completato dalla lente dell’ affetto verso un luogo che gli appartiene.

Ps Ho scoperto le foto di Salvatore Santoro a Milano, (mesi fa in realtà), durante uno dei principali eventi fotografici nazionali, che è il Mia. Da lì, aveva cominciato a madare i suoi “Saluti da Pinetamare”, libro fotografico sviluppato con Tre/terzi.

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