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Lampedusa, sul molo carico di morte

Lampedusa-  Attracca e riparte la motovedetta. Prima la 312, poi la 301. Avanti e indietro dal molo Favarolo, col suo carico di morte. Prima 16, poi altri 17, quindi ancora 10 e poi 21 tutti insieme, e poi ancora e ancora. Saranno 83 a sera, le salme recuperate e 181 le vittime accertate. Per tutto il giorno, senza sosta vengono riportati a terra, decine e decine di corpi di uomini e donne, recuperati a quasi 50 metri di profondità. Sono talmente tanti, che servono i grandi camion frigoriferi dei pescatori a fare da carri funebri , verso l’hangar dove mancano di nuovo bare e dove tra poco non ci sarà più nemmeno spazio, per ospitarle tutte, le vittime di questo naufragio.

Sono giovanissimi, in prevalenza uomini, quelli riportati ora in superficie, ma non sono affatto tutti. Perché è nella sala motori e nella stiva, che i sommozzatori si aspettano di trovare tutte le donne e tutti i bambini, di cui i sopravvissuti hanno parlato. E vacillano anche i tecnici, abituati alle situazioni più estreme, davanti a questa “montagna di corpi stipati”, apparsa davanti ai loro occhi sott’ acqua, a quanto raccontano. A turni, si sono immersi. Hanno setacciato lo specchio di mare e abbracciato per riportare all’aria tutti i corpi di quegli eritrei, annegati nel loro sogno di raggiungere l’Europa. Serve pure per loro un aiuto psicologico, mentre l’elemosiniere del Papa, inviato per dare sostegno all’isola, benedice quel molo carico di morte.

ps. Mi porto così tanta sensazione di morte, da quando sto a Lampedusa. Mamma mia, quanta morte, quanta sofferenza dietro quelle vite, finite in sacchi rigidi, sul porto di una terra straniera ma da a lungo sognata. Quel futuro migliore, che famiglie intere non hanno raggiunto.

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