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Lampedusa, ritorno da un viaggio nel dolore

Quando svuoto il trolley dopo una trasferta di lavoro, le immagini si mescolano, i pensieri si affollano. Ma in genere si ordinano pure. Si chiariscono ulteriormente, con la distanza dei chilometri dalla “notizia” in cui viene catapultato all’improvviso e resti immerso a volte per giorni. Vivi in quella storia e nelle storie dei suoi protagonisti. Incroci i loro sguardi, ascolti e condividi le loro parole. Vivi le loro vite, completamente, per quei giorni.
Ma stavolta al rientro a Milano le immagini si sono sovrapposte, i pensieri mescolati, ma le riflessioni tutt’altro che chiarite. Stavolta dalla nostra isola più meridionale mi porto dietro soprattutto un grande senso di morte e quell’angoscia provata davanti ad una distesa infinita di bare. Che lo sguardo non riusciva a contenere per intero. Per porto dietro il pianto inconsolabile delle donne eritree, incontrato all’interno del centro di accoglienza, dopo che erano state portate a salutare chi era partito con loro, ma non è mai arrivato.
Mi porto dietro gli sguardi, che hanno vacillato, di uomini duri, abituati alle asperità e alle brutture della vita. Ma che mai avrebbero voluto vedere quello che stavolta hanno visto. E mi porto dietro anche il sorriso, nonostante tutto, di quei bambini che giocavano a pallone, nonostante tutto, all’ interno del centro.
Porto con me poi la voce dell’isola, le facce dei pescatori e la voce spesso anche alzata di Giusi Nicolini, la combattiva sindaca. E il caldo dello scirocco, che diffondeva su tutta Lampedusa quell’ansia luttuosa respirata sul molo Favarolo, dove attraccavano le barche coi loro carichi di morte. Mi porto dietro emozioni ancora troppo forti, perché siano in ordine, ora che svuoto il mio trolley, dopo una trasferta faticosa, psicologicamente oltre che fisicamente.  Eppure, ho tanto ancora da raccontarvi, oltre a quello che già ho scritto qui e soprattutto oltre a quello che già avete sentito su radio24 o letto sul Sole24ore.com.
Qualcosa l’ascolterete nei reportage di sabato alle 13.15, domenica alle 8.15; in ACiascunoIlSuo alle 20.30. E qualcosa ancora tornerò a scrivere anche qui su Storiacce blog. Appena l’urgenza dei servizi da scrivere si allenterà. E i pensieri- forse – si chiariranno un pò in più.

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