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Sedriano, il primo comune lombardo sciolto per ‘ndrangheta

La notizia mi è arrivata di notte con un sms. Praticamente, in tempo reale un’amica mi scriveva: “Sedriano sciolta per mafia!” E il punto esclamativo non era gioia, ma sintesi di decine di denunce, a lungo cadute nel vuoto, altrettante minacce, vissute in solitudine; e di una notizia che ha la forza della prima volta. Per la prima volta, infatti, un Comune lombardo viene sciolto, per la presenza delle cosche. Sciolto, perché considerato “permeabile” alle infiltrazioni mafiose, per dirla col gergo tecnico del Ministero dell’Interno, che insieme a Sedriano, paesone alle porte di Milano, ha fatto cadere l’amministrazione comunale anche di Cirò, in Calabria.

La punta e la testa dello Stivale, di nuovo insieme, a mostrare- anche in quest’occasione – come un solo filo tessuto dalla ‘ndrangheta le abbia legato in modo sempre più stretto: casa madre e colonia. L’una uguale all’altra, l’una specchio dell’altra.

Come sempre è seguendo i soldi e i voti che si ricostruisce la tela, tessuta intorno agli uffici pubblici, come era stato per Buccinasco, Trezzano sul Naviglio e Desio, dove però le amministrazioni alla fine erano cadute prima, per voto politico. I soldi e i voti in questi caso avvicinano il sindaco Pdl, Alfredo Celeste, a due nomi che per gli inquirenti sono espressione delle cosche al nord, Marco Scalambra ed Eugenio Costantino: un medico e il proprietario di vari compro oro, e anche questo è indicativo. Il loro aiuto sarebbe stato cruciale per l’affermazione elettorale nel 2009 del sindaco, che amministrava Sedriano, ma in realtà pensava già al Senato, come raccontano le intercettazioni.

Il 10 ottobre 2012 il primo cittadino fu arrestato, per corruzione, insieme al marito e al padre di due consigliere comunali. Storie di famiglie, di scambi di favori e di interessi personali, secondo l’inchiesta. Tipiche storie mafiosa, insomma. E anche le reazioni hanno il suono del già visto. “Mafioso? Ma se abbiamo intitolato strade a Rosario Livatino, Peppino Impastato e don Pino Puglisi?”, protesta ora il sindaco Celeste, che preannuncia battaglia anche ora, più forte che mai, dopo averla portata avanti in passato pure contro i cronisti e contro la carovana antimafia.

I simboli dell’antimafia sono lo scudo più usato e più visibile, spesso, di chi ha bisogno di un paravento. L’indagine sul sindaco – che sottolinea però come lo stesso pm Alessandra Dolci abbia specificato che lui non era al corrente del profilo di questi due personaggi – andrà avanti per la sua strada e dirà se abbia o meno avuto ruoli nelle infiltrazioni mafiosi. Solo l’iter giudiziario potrà stabilire ovviamente eventuali gradi e responsabilità personali di quest’ultimo amministratore comunale, travolto da una vicenda di corruzione, voti e ‘ndrangheta. Resta ugualmente il primato, molto poco invidiabile, conquistato dal suo municipio, di primo Comune sciolto per mafia in Lombardia.

La Regione a cui la cronaca con tutta la sua violenza ha sbattuto in faccia negli ultimi anni, quello che a lungo si è cercato di rimuovere, coprire, dimenticare.

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