Radio24 | Il Sole 24 ORE

Dentro i gironi delle carceri

E’ alla terza mandata, che l’aria mi sembra mancare. E’ quando il cancello si chiude e lo spazio appare per quello che è davvero. Quasi nullo.  Tre passi, forse quattro, in lunghezza. Due, ma piccoli, in larghezza.

Carcere di Poggioreale, reparto Napoli. In 9 dividono una manciata di metri quadrati, ridotti anche dall’ingombro dei letti a castello, incastrati come un lego; da un mobiletto con le lattine di pomodoro nell’ultimo ripiano e un tavolino con le carte ancora in bella vista. La televisione è accesa, ma è in alto, nell’angolo. Non toglie spazio, almeno lei. Così pure le scorte di frutta finiscono appese alla finestra, insieme a delle scarpe e a file di panni stesi. Pure l’unica presa d’aria della cella è affollata: qui finiscono mazze,  usate come assi per stendere i panni.

E già dal cortile interno di Poggioreale, un villaggio da 16mila metri quadrati, vedi file di spuntoni sbucare da dentro.  Anche in 11 a volte sono stati, in una stessa cella. E ad ogni nuovo arrivo, altri letti a castello vengono montati.  Ma tra quelle- tante- che ho visto, ci sono celle dove anche riuscire a mettere i piedi a terra può essere una conquista. 8 metri quadrati, letti e tavolo compreso per 6 detenuti: sta qui, al VI raggio di San Vittore, a Milano il girone dei dannati, condannati a fare i turni pure per toccare il pavimento.

E’ sulle brande sospese a due metri di altezza l’affollamento delle carceri italiane, dalla Lombardia alla Sicilia dove 65 mila persone sono stipate in spazi concepiti per 47 mila. Tutto allora diventa attesa e traguardo, la fila per il bagno al mattino; quella per la doccia in corridoio; i turni per mangiare; i tempi più lunghi per le visite, per i colloqui e quindi anche per l’accesso ai corsi. Ho sentito, incrociato e toccato il dolore in quelle celle. Ma anche tanta voglia di riscatto.

Chi non ha visto il carcere non lo può capire. Perché è solo dentro quei cancelli, al suono di quelle mandate, di quelle porte blindate che sbattono, di quelle chiavi enormi che chiudono cheil carcere diventa una storia di carne e di respiro, di vita e di morte, a volte. Di dolore e di lotta. E non soltanto un argomento da contesa politica.

Ho provato per una settimana intera a portarvi con me, dietro quei cancelli, in un viaggio a puntate che ritrovate sul sito di Radio24, dove trovate anche le foto scattate. Il viaggio prosegue domenica con il Reportage e a sera, ore 20.30 con “A Ciascuno Il Suo

Partecipa alla discussione

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ultimi commenti

  • Raffaella 21 ottobre 2013 / ore 00:31

    Ecco il link alla pagina con tutte le puntate del viaggio dentro le carceri. Troverete sul sito anche il podcast del reportage di domenica da dentro Poggioreale e San Vittore http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/2013-10-14/cosi-vive-nostre-carceri-102810.php

  • raffaella 21 ottobre 2013 / ore 00:15

    Grazie tante, Simonetta. Sono felice per quanto mi scrivi. Continua a seguire la trasmissione, “A Ciascuno Il Suo” e questo blog. Aspetto anche tue segnalazioni, qui, come sulla pagina facebook “Storiacce”.

  • Simonetta Sparago 20 ottobre 2013 / ore 10:19

    Vorrei solo esprimere ammirazione e riconoscenza a Raffaella Calandra per il suo coraggio e la sua preparazione. Le sue analisi fanno spesso sobbalzare chi le segue per chiarezza e onestà intellettuale e le sue interviste sono davvero potenti. So che la sua competenza le è già ampiamente riconosciuta ma, da cittadina, volevo dirle grazie per il suo impegno civile e professionale