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Cerimonia senza bare per i morti di Lampedusa

Molte sono state già sepolte, col loro numero e con la scritta Lampedusa a fare da identità sulla pietra. Non ci saranno le bare, già sparse tra più Comuni della Sicilia. Non ci saranno le salme e non ci saranno neppure i familiari delle vittime in questa commemorazione, che vorrebbe essere solenne, ma che di fatto è un residuo degli annunciati funerali di Stato. A rendere omaggio ai 400 morti degli ultimi naufragi, ci saranno invece ad Agrigento due ministri, più ambasciatori e diversi sindaci.
E’ sul molo turistico San Leone della città dei Templi, dove mai c’è stato uno sbarco, ma piuttosto l’arrivo di molti villeggianti che nel pomeriggio si terrà la cerimonia in ricordo dei migranti: i 366 affogati il 3 ottobre, al largo di Lampedusa; e quelli morti una settimana dopo tra Italia e Malta. Una cerimonia, preceduta già dalla sepoltura di molte salme, nei cimiteri e nelle cappelle private di più centri; e anticipata da ancor più polemiche, visto che davanti alle loro bare il premier aveva annunciato funerali di Stato. Non ci sarà oggi neppure il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, attesa proprio nel pomeriggio al Quirinale. Ed è stato tentato di non partecipare anche lo stesso primo cittadino di Agrigento, Marco Zambuto: “non vedo il senso di questa cerimonia, quindici giorni dopo, a tumulazione già avvenuta. Solo una passerella per politici”.
Critico verso la cerimonia anche don Mussie Zerai, il sacerdote eritreo principale punto di riferimento dei migranti. Oggi sarà ad Agrigento, per rendere omaggio ai morti, ma è preoccupato anche per l’identificazione in atto dei sopravvissuti. “Sono stati costretti a dare le impronte”, ci racconta. Essere identificati per gli eritrei vuol dire mettere a rischio la famiglia, rimasta in patria. E’ un pò quello che succede in Italia, con i familiari di chi collabora con la Giustizia.
Don Zerai riporta anche notizie, arrivategli dall’Eritrea, secondo cui “a molte famiglie, che volevano presentare domande per riavere indietro la salma di un congiunto è stato impedito di entrare nell’ambasciata italiana. Eppure- racconta – in apparenza il governo eritreo si è detto disponibile pure a pagare per il rimpatrio delle salme”. Era solo facciata? Ora questi morti sono stati già tumulati, in molti casi. Potrebbero però essere sepolture “temporanee”, secondo don Zerai, a quanto gli è stato riferito dalla magistratura agrigentina. Dopo l’identificazione e in caso di domanda della famiglia eritrea a riavere la salma, potrebbero esserci delle riesumazioni. Questi morti non riescono a trovare pace. E questo è l’ultimo scempio.

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Ultimi commenti

  • architect positions 21 settembre 2014 / ore 10:18

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