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Terra dei Fuochi, se il veleno spaventa anche i boss

“Come l’Aids o come la peste del ‘600”. Anche negli atti ufficiali, come quelli della commissione d’inchiesta sui rifiuti, è stata paragonata ai peggiori flagelli recenti e passati, ma a quanto pare, ogni volta si ricomincia.  Ci sono stati anni di inchieste, di denunce, di arresti e di clamore intorno alla situazione della Terra dei Fuochi, ma a quanto pare, ad ogni nuova legislatura, gli organi parlamentari hanno bisogno di ricominciare da capo, andare a vedere. Per credere. E questo va bene.
Quello che invece non va più bene a chi come don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, paesone a metà tra le province di Napoli e Caserta, è che poi tutto resti sempre uguale. Di tour tra montagne di monnezza, miasmi velenosi e discariche interratte questo combattivo parroco, divenuto voce della coscienza civile di tutto l’agro aversano, ne ha seguiti tanti. Composti ora da ministri, ora da parlamentari, come gli ultimi, membri della Commissione ambiente del Senato. A tutti lui ripete lo stesso scenario di morte e abbanondono. A tutti racconta le storie della sua gente e da tutti – a nome loro – reclama ora risposte. Ora che in migliaia scendono in strada, con le foto dei bimbi morti. Ora che anche tra i camorristi qualcosa sta cambiando. “Perché la morte fa paura a tutti  anche loro si sono resi conto di aver avvelenato l’aria e l’acqua dove vivono pure i loro figli”, racconta don Maurizio. Nella sua parrocchia al parco verde, zona popolare, approdo di famiglie povere che col terremoto avevano perso tutto (in Campania, il terremoto per antonomasia è quello del 1980) conosce le storie e le famiglie dei suoi parrocchiani. E  pure di chi a messa non si fa vedere. Da “mille segnali” vede e racconta ora questo cambiamento. E d’altra parte in certe terre, così fortemente contagiate dalla criminalità organizzata, anche certi movimenti di piazza avvengono in dimensioni così forti quando hanno il via libera dei clan. Nello specifico, quando la gente sente che quella è ora una battaglia voluta, o quanto meno, non osteggiata dai boss. Sì, quelli che di questi veleni per primi sono i responsabili, è vero. Quelli che forse penseranno anche di fare affari con le future bonifiche, probabile. Quelli che però- a quanto racconta don Maurizio – ora “vedono anche i propri figli ammalarsi giovanissimi di gravi forme di tumore. E forse si sono resi conto anche loro di cosa sia accaduto”. Avranno capito che non bastava liquidare il danno con la sicurezza di chi può acquistare tutto: inquiniamo le falde acquifere?Tanto compriamo la minerale, si dissero in un’intercettazione.
Quell’aria, quell’aqua, quei frutti entrano anche nelle loro case.
Ma possono diffondersi ovunque. Al di là dei controll, anche su tavole a centinaia di distanza. Ed è per questo, e non solo perché è un pezzo d’Italia che alza la voce, che questo deve essere un tema per tutto il Paese.  Che fa i conti con 725mila ettari contagiati in tutta Italia.
Ora la terra dei fuochi vuole – dunque – un segnale vero.
Un decreto legge, per la Terra dei Fuochi. Un provvedimento d’urgenza, da mettere in cantiere subito dopo la manovra. Davanti a quelle montagne di immondizia, difronte al fumo nero che si diffonde tra le province di Napoli e Caserta, davanti a quelle migliaia di persone che hanno raccontato e denunciato storie di dolore e di morte, la commissione ambiente del Senato ha preso un impegno: una norma speciale, per le bonifiche. “Abbiamo il dovere di immaginare un percorso”, scandisce Giuseppe Marinello, presidente della Commissione che non esclude l’uso del Fondo Unico della Giustizia per andare in soccorso di questa terra. Una terra straziata dagli interessi dei boss e dalla distanza dello Stato, per anni.
Dove sono state censite almeno 2mila discariche abusive, calcola il pm Donato Ceglie. Dove sono spuntati laghetti artificiali, a copertura dei rifiuti interrati. Dove centinaia di fusti sono spuntati dal sottosuolo, come frutti avvelenati. “Scate a 18 metri di profondità”, disse Carmine Schiavone, uno dei pentiti.
E lì sotto, tra pescheti e aranceti, è stato trovato il veleno che sta facendo morire una terra. E il suo futuro.
*Qui il podcast dell’ultima puntata di ACiascunoIlSuo sulla terra dei Fuochi

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