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‘Ndrangheta, catturato il pentito dei misteri e dei veleni

Era sparito cinque mesi fa. Tra molti misteri e ancora più veleni. L’hanno catturato nella sua città. E quando si è trovato difronte gli agenti, ha detto: “me l’aspettavo che sareste arrivati”.

Antonino Lo Giudice, uno dei più importanti e poi controversi pentiti di ‘ndrangheta, è stato catturato a casa dei fratelli insieme alla moglie, in un quartiere periferico di Reggio Calabria. Ed è stato proprio il comportamento anomalo dei familiari, per nulla preoccupati della sua scomparsa e all’improvviso lontani da ogni telefono, ad insospettire gli inquirenti. E a condurli fino all’ex boss, colui che si era autoaccusato tra l’altro degli attentati contro i magistrati reggini, come il bazooka indirizzato all’allora procuratore capo Giuseppe Pignatone. Quando sparì da Macerata, dove si trovava sotto protezione in quanto collaboratore di giustizia, fece avere un video e due memoriali. Uno datato 7 giugno, la’ltro 29 agosto. In quest’ultimo, soprattutto, ritrattava quanto detto fino a quel momento a verbale sulla sua cosca, sui loro giri e sugli attentati di cui si accusava e ribaltava le accuse contro i magistrati. Lo Giudice ha puntato il dito contro i pm reggini, Pignatone e il suo braccio destro Michele Prestipino, all’epoca entrambi in Calabria, ora a Roma; e poi contro il sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Gianfranco Donadio.

Memoriali che- a detta di più esperti – non sembrerebbero del tutto frutto della penna di Lo Giudice.

“Lo Stato non è inquinato”, ha voluto prima di tutto dire Federico Cafiero De Raho, colui che ha preso il posto di Pignatone nella guida della Procura reggina. Lui ha accolto Lo Giudice in Questura, lui personalmente lo interrogherà al più presto. Tre le ordinanze a carico di Lo Giudice, ex boss di un’influente cosca calabrese: una per l’evasione dai domiciliari a Macerata, un’altra per la collocazione degli ordigni del 2003, una terza per associazione a delinquere di stampo mafioso, in quanto membro- appunto- del clan dei Lo Giudice. Ma altri due fascicoli sono stati aperti dopo i suoi memoriali, uno per verificare le sue accuse contro i magistrati; un altro in cui gli stessi magistrati sono considerati vittime di calunnia per le sue parole.

Un intrigo di misteri e veleni, come molte delle storie di ‘ndrangheta.

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